Casa rossa: rimane l’annullamento dei permessi

La querelle di San Fermo della Battaglia
Prosegue a colpi di ricorsi, controricorsi e ordinanze la vicenda della casa rossa di via Figino a San Fermo della Battaglia. Il Consiglio di Stato ha respinto in quanto «inammissibile» l’istanza cautelare che era stata presentata dal comune di San Fermo per chiedere l’annullamento della revoca del permesso di costruire. Richiesta che appunto, come detto, è stata dichiarata inammissibile lasciando “intatta” la situazione attuale (definita comunque «controversa») in attesa che la questione dell’annullamento venga affrontata anche nel merito.

La storia parte da lontano ed ha già alle spalle una lunga serie di decisioni che alla fine hanno dato ragione alla signora pensionata che da anni lotta contro i presunti abusi edilizi della costruzione che via via è cresciuta davanti ai suoi occhi. Un edificio più alto di quanto doveva, a suo dire, mentre secondo il comune e l’impresa di costruzione non ci sarebbero affatto anomalie, anzi la casa sarebbe «proprio come tutte le altre di San Fermo». La vicenda da un punto di vista della giustizia amministrativa aveva già scritto parole importanti con una doppia sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Lombardia (nel 2010) e del Consiglio di Stato, che aveva confermato l’annullamento deciso dal Tar del permesso di costruire la cosiddetta casa rossa. 

Permesso di costruire che risaliva al 2007/2008. Ma l’amministrazione non si è arresa, chiedendo un nuovo intervento legale per l’auspicata revocazione dell’annullamento. La decisione del Consiglio di Stato in tal senso è giunta il 29 luglio scorso e ha deciso per ora solo in merito alla istanza cautelare (il merito non è stato ancora affrontato) respingendo la richiesta in quanto è stato «ritenuto, ad esito del sommario esame proprio di questa fase cautelare, che non emergono i profili revocatori introdotti con il gravame all’esame». Insomma, un nuovo mattone nella querelle di San Fermo della Battaglia è stato piazzato. Ma non sarà l’ultimo perché sulla vicenda verrà interpellata anche la Cassazione.

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