Casè porta Venezia a Bellinzona

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Omaggio agli archetipi della laguna in mostra fino al 4 marzo

Da Venezia a Castelgrande di Bellinzona (ambedue patrimoni dell’umanità tutelati dall’Unesco), attraverso un ponte molto concreto e assolutamente originale, ossia il diario di appunti di viaggio di un maestro svizzero che si fa scultura e rende ogni opera d’arte una scenografia teatrale con tanto di sipario, fughe prospettiche, inquietanti personaggi.
Fino al 4 marzo (visitabile tutti i giorni tra le 11 e le 16) è di scena la mostra Dalla Laguna a Castelgrande che Pierre Casè lega

in ideale continuità a una precedente personale del 2011 alla Scuola Grande della Misericordia di Venezia, una intrigante proposta artistica con una serie di opere dedicate alla città lagunare e ai suoi “sotoporteghi”, passaggi-scorciatoia bui e misteriosi tra le varie calli. Opere d’arte che Casè ha fatto dialogare con racconti dello scrittore veneziano Alberto Toso Fei e che ben si accompagnano ai grandi dipinti proposti nella Sala principale del Castelgrande. In scena 12 lavori di tre metri per due, che ricostruiscono l’anima archetipica di Venezia in modo tridimensionale e prospettivo. «Le parti laterali sono composte da lamiere di metallo ossidato – dice Casè – in modo che ognuna sia differente di colorazione. La parte centrale dell’opera tratta il tema scelto. Le tre parti sono percorse da un architrave modulare che le sostiene visivamente. La composizione dell’architrave è a ritmo sinuoso, a onda, quale riferimento all’acqua». La novità di questa serie di opere è la presenza in tali strutture di oggetti realistici e simboli religiosi. Ai grandi lavori si accompagna, nel foyer della Sala Arsenale, una teoria di 60 piccole Atmosfere veneziane ispirate dalla contemplazione dei tramonti sul Canale della Giudecca. Ingresso 15/7,50 franchi.

Nella foto:
Due lavori di Pierre Casè. Sopra, Sotoportego dell’Anzolo. A sinistra, Sottoportego del Diavolo. Sotto, veduta panoramica del Castelgrande di Bellinzona

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