Dagli antichi spunti di saggezza per affrontare le durezze della vita

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Da sempre, una tra le fondamentali domande che l’essere umano si pone è come condurre nel migliore dei modi la propria vita. A maggior ragione, e con più forza, quando si attraversano periodi di crisi e di scombussolamento esistenziale. Come trovare risposte valide? Il filosofo e biologo Massimo Pigliucci propone di trarre ispirazione dall’antica filosofia che guidava Seneca e l’imperatore Marco Aurelio: lo stoicismo.
Risalendo alle fonti di questa filosofia e attualizzandola ai nostri tempi, Pigliucci aiuta a riflettere su come viviamo la quotidianità e i momenti drammatici inattesi fornendo preziosi spunti per far fronte a stati d’animo come l’ansia e la paura.
Uno dei saggi più fortunati di Pigliucci, recentemente ripubblicato in edizione tascabile, è Come essere stoici. Riscoprire la spiritualità dei classici per vivere una vita moderna (Garzanti, 2017, 9 euro; e-pub: 9.99 euro) cui è seguito Stoicismo. Esercizi spirituali per un anno scritto, sempre per Garzanti, con Gregory Lopez e pubblicato nel 2019 (20 euro; e-pub: 12.99 euro).
La scuola stoica privilegiata da Pigliucci è quella del filosofo Epitteto che fondò una scuola a Roma dove insegnò fino al 93 d.C. A chiedere consigli a Epitteto erano persone di tutte le estrazioni sociali, compreso l’imperatore Adriano. Epitteto (il suo nome significa “acquistato”) era uno schiavo liberato che divenne apprezzato maestro ed esempio di vita semplice e virtuosa. Basandosi sulle sue lezioni e su altri filosofi, Pigliucci, con un linguaggio semplice e un approccio divulgativo (seppur aderente alle fonti), evidenzia come la disciplina stoica, basata sulla ragione, sia utile e attuale.
Il punto di partenza è proprio l’incipit del Manuale di Epitteto: “La realtà si divide in cose soggette al nostro potere e cose non soggette al nostro potere. In nostro potere sono il giudizio, l’impulso, il desiderio, l’avversione e, in una parola, ogni attività che sia propriamente nostra; non sono in nostro potere il corpo, il patrimonio, la reputazione, le cariche pubbliche e, in una parola, ogni attività che non sia nostra”. Alla base della filosofia stoica c’è una concezione della vita che prevede l’accettazione di ciò che non è in nostro potere ma non con uno spirito di rassegnazione bensì di razionalità ben condotta.
Dallo stoicismo sono derivate molte pratiche di psicoterapia come quella cognitivo-comportamentale o emotivo-comportamentale, che però, a differenza dello stoicismo, non prevedono una concezione filosofica della vita. Una concezione che Pigliucci definisce “neostoica” e che accoglie la scienza e il confronto con le neuroscienze. Molto profonda e interessante, per i tempi che stiamo vivendo, è per esempio la riflessione sull’ansia legata all’isolamento. Pigliucci cita uno studio scientifico su solitudine e isolamento le cui conclusioni ricordano espressamente quelle di Epitteto: “L’isolamento è lo stato di chi è senza aiuto. In effetti, chi è solo non è per ciò stesso anche isolato, come non è detto che chi si trova in mezzo una folla non sia isolato (…) difatti il concetto di isolato significa la condizione di un uomo che è senza aiuto e vulnerabile (…) Bisogna, tuttavia, avere preparazione anche per questo, per poter bastare a se stessi, per poter stare in compagnia di se stessi”. Se pure le circostanze esterne che, a volte, nel corso della vita ci fanno essere soli non dipendano da noi, le nostre scelte, il nostro atteggiamento (a meno di non soffrire di patologie particolari) nei confronti dell’isolamento dipendono invece da noi. Possiamo essere soli, come capita in questi giorni, senza necessariamente sentirci impotenti.

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