Casellario giudiziale, il flop ticinese: in 4 anni, su 95.020 domande ne sono state respinte solo 251

Cartello frontalieri in dogana

Oltre 95mila domande di rilascio e di rinnovo dei permessi B e G esaminate tra aprile 2015 e dicembre 2018). E soltanto 251 dinieghi. Vale a dire, lo 0,26%. Praticamente il nulla.
Il dipartimento delle Istituzioni del Canton Ticino ha comunicato mercoledì scorso i dati ufficiali dei controlli del casellario giudiziale di frontalieri e stranieri introdotti ormai 4 anni fa tra molte polemiche e qualche frettoloso passo indietro.
Il risultato di questa scelta, apertamente discriminatoria e come tale contestata ad esempio in Italia da molti esponenti politici, è stato un sostanziale fallimento. O meglio: uno spreco di risorse da parte degli uffici ticinesi e un regalo sostanzioso alle casse dello Stato italiano. Per avere il certificato in un giorno, infatti, il costo a carico del richiedente è di 27,52 euro. In totale, in tre anni e poco più i frontalieri e coloro i quali hanno chiesto un permesso di residenza in Ticino hanno regalato al ministero della Giustizia 2,614 milioni di euro.
La misura dell’obbligo del casellario giudiziale era stata introdotta dal consigliere di Stato della Lega dei Ticinesi Norman Gobbi nel tentativo di contenere l’aumento dei frontalieri. I numeri hanno dimostrato che la scelta di Gobbi era sbagliata, oltre che appunto discriminatoria.
Su un totale di 95.020 domande presentate nell’arco di 44 mesi, soltanto 579 (lo 0,6%) hanno «comportato maggiori approfondimenti». In 251 occasioni, pari come detto allo 0,26%, «considerata la gravità delle condanne subìte dal richiedente, è stata emessa una decisione di non rilascio o di revoca del permesso». Cifre irrilevanti che il dipartimento delle Istituzioni difende giudicando l’obbligo del casellario giudiziale «strumento efficace anche in virtù del suo effetto deterrente». La realtà è diversa: l’idea di contrastare il frontalierato puntando sul certificato penale si è rivelata inefficace e ha semmai certificato quanto già si sapeva: gli italiani che vanno a lavorare in Ticino sono persone perbene.

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