Casinò chiuso da due anni, tre settimane per trovare un candidato sindaco

Casinò Campione d'Italia

Il 27 luglio 2018 veniva chiuso per fallimento il Casinò di Campione d’Itali. Sono trascorsi due anni e un giorno, da quella data, ma la situazione non è cambiata, tanto che Campione, come spiega Vincenzo Falanga, segretario della Uil funzione pubblica, «somiglia sempre più a Consonno». La piccola “Las Vegas” nel Lecchese, oggi paese completamente abbandonato.
«Quando sono arrivato a Campione d’Italia, a fine settembre di due anni fa, non mi sarei mai aspettato di dover vivere questa situazione fino ad oggi – spiega Giorgio Zanzi, commissario prefettizio che ha in gestione il Comune di Campione – Pensavo che nel giro di qualche mese il Casinò avrebbe riaperto».
Zanzi elenca una serie di problemi che hanno drammaticamente rallentato questo iter.
«Ci sono questioni legali, economiche, politiche, ma anche circostanze sfavorevoli, che hanno rallentato la soluzione. Dal cambio di governo al lockdown» dice.
A Campione continua a mancare anche un sindaco. E mancano tre settimane alla presentazione delle liste. In tal senso, Zanzi, non è così negativo. «Il termine è dal 15 al 18 agosto, so che qualcuno ci sta ragionano da tempo e confido che ci sia chi è disposto a fare il sindaco» afferma.
Se gli si chiede se sarebbe disposto a prolungare il suo mandato, il commissario risponde così: «Non dipende da me, ma dal prefetto. A fine settembre sarebbero due anni. No, non mi sarei mai immaginato di rimanere così a lungo».
«Questi sono gli anniversari che nessuno vorrebbe festeggiare – commenta il sindacalista della Uil, Vincenzo Falanga – La memoria ci deve fare riflettere. C’è un progetto che deve decollare per la comunità e tutto il territorio».
Falanga ricorda la relazione dell’ex commissario straordinario del Casinò, Maurizio Buschi. «La linea è stata tracciata – dice Falanga – Ora manca solo la volontà di costruire un percorso a livello normativo e giuridico, che consenta l’ingresso del privato che faccia l’investimento. I governi sono stati molto prudenti quando si è parlato di risorse da investire su Campione. Si tratta di un atteggiamento comprensibile. Le gestioni passate del Casinò non aiutano. Pensare di dare risorse al gioco d’azzardo neppure. Però, questo è diventato un grave problema territoriale e internazionale. I residenti vivono di difficoltà quotidiane nei servizi essenziali, dalla sanità all’istruzione, fino alla raccolta dei rifiuti. Campione è un paese strategico, affacciato sul Lago di Lugano, non si può abbandonarlo così al suo destino» conclude.
Si richiama alle due ipotesi tracciate dal commissario Bruschi anche Massimo d’Amico, presidente dell’associazione operatori economici di Campione d’Italia.
«La soluzione non è semplice perché ci sono posizioni politiche lontanissime – dice d’Amico – La componente Cinquestelle è contraria in modo viscerale al gioco d’azzardo. Vito Crimi lo ha ribadito più volte. Fortunatamente la questione viene seguita dal sottosegretario del Pd Pier Paolo Baretta, che ha una competenze specifiche in materia. Dobbiamo dare atto anche al senatore Alessandro Alfieri del lavoro che ha svolto. Bruschi aveva indicato due vie: o ripristinare la vecchia società, per proseguire con un concordato in continuità con il sostegno di un privato, oppure creare una realtà nuova, ma sempre insieme con un privato che possa garantire redditività. Alcuni gruppi si sono già fatti avanti. Ora la politica deve avere il coraggio di compiere nuovi e decisivi passi» conclude.

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