Casinò di Campione d’Italia, Popolare di Sondrio presenta ricorso

Il Casinò di Campione d'Italia

Con un colpo di scena difficilmente prevedibile maturato nelle ultime ore, la Banca Popolare di Sondrio – in qualità di creditrice – ha impugnato di fronte alla Cassazione la sentenza d’Appello che annullava la dichiarazione di fallimento del Casinò di Campione d’Italia. Un ricorso che tuttavia è limitato – come si legge nelle 18 pagine redatte – «alla sola parte in cui è stata confermata l’assoggettabilità al fallimento di Casinò di Campione Spa».

In pratica, la Popolare di Sondrio chiede ai giudici romani di disconoscere ciò che era stato il punto fondante dell’istanza di fallimento della Procura di Como, cioè che anche il Casinò – seppur con il Comune dell’enclave come socio unico – potesse fallire. Tesi che era stata sposata non solo dai magistrati del Tribunale di Como che ne decretarono il crac con sentenza depositata il 27 luglio 2018, ma anche dai colleghi dell’Appello di Milano.

L’annullamento della sentenza infatti era limitato non a questo assunto cardine – che al contrario era stato ribadito dando forza alla Procura – bensì a un vizio di forma, la mancata audizione delle parti prima della decisione.
I termini per rivolgersi alla Cassazione scadevano ieri. Fino a lunedì, la situazione pareva ormai “congelata”, con la curatela fallimentare non indirizzata ad appellare la decisione di Milano. Se così fosse stato, in modo del tutto paradossale (essendo il Casinò ormai “svuotato” di dipendenti e strutture), da ieri, con la definitiva cancellazione del fallimento, la società avrebbe potuto (in via teorica) tornare ad operare. Il ricorso in Cassazione depositato dalla Banca Popolare di Sondrio ha però cambiato nuovamente tutte le carte in tavola, ricongelando la questione in attesa del pronunciamento romano. Tempi che potrebbero essere anche molto lunghi.

E cambiano le prospettive anche per la nuova istanza di fallimento che la Procura di Como, a firma del pm Pasquale Addesso e del procuratore capo Nicola Piacente, aveva formulato al Tribunale Fallimentare dopo l’annullamento dell’Appello. L’udienza era già stata fissata per il 13 maggio e quel giorno non si potrà fare altro che prendere atto della decisione in merito al ricorso in Cassazione e aspettare.

Tutto bloccato, insomma. E, come su una giostra, si torna al punto da cui si era partiti, ovvero al braccio di ferro sulla possibilità o meno di dichiarare il fallimento per il Casinò di Campione. Posizione sposata da Procura, Tribunale di Como e Appello di Milano, non dalle altre parti.
«Secondo la Corte d’Appello – scrivono i legali della Popolare di Sondrio – il Casinò avrebbe esercitato la propria attività commerciale “in forma imprenditoriale”», ma così per loro non era visto che «non ci troviamo di fronte ad una attività commerciale esercitata in forma imprenditoriale, perché il Casinò non era libero (in quanto imprenditore) di esercitare la propria attività secondo criteri di economicità», ma era «invece condizionato nelle proprie scelte da un terzo estraneo alla sua amministrazione», il Comune.

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