Casinò, il ricorso e il contro-ricorso. Anche i curatori fallimentari si appellano alla Corte di Cassazione

Una veduta del casinò di Campione d'Italia

Dopo il ricorso, sul tavolo della Corte di Cassazione arriva il contro-ricorso. Non c’è pace attorno al Casinò di Campione d’Italia e alla sua società di gestione, fallita a luglio dello scorso anno. La sentenza di secondo grado del Tribunale di Milano che annullava il fallimento è stata appellata all’ultimo istante utile, mercoledì, dalla Banca Popolare di Sondrio, uno dei maggiori creditori della casa da gioco. Il colpo di scena finale è stato però un altro. Non ancora annunciato ufficialmente ma ormai certo: il contro-ricorso dei curatori fallimentari.
Tecnicamente si tratta di un ricorso incidentale, «diverso e contrapposto rispetto a quello fatto valere con l’azione principale» (in questo caso della Banca).
La sostanza è un’altra: i curatori, pur convinti che la sentenza d’appello fosse errata, d’intesa con il giudice delegato avevano deciso di non rivolgersi alla Cassazione per evitare che i tempi lunghissimi della Suprema Corte (almeno 2 anni in sede civile) compromettessero in modo ulteriore la situazione già grave di Campione.
Nel momento in cui un altro attore in causa ha però deciso di presentare ricorso, la curatela ha scelto di motivare le proprie obiezioni davanti ai giudici di ultima istanza.
Entro il termine stabilito dalla legge (20 giorni) depositerà quindi appello a sua volta. Contestando sia la richiesta della Banca di cancellare la parte della sentenza relativa alla fallibilità del Casinò, sia la parte che ha determinato l’annullamento della sentenza di primo grado.
Nel frattempo, gli stessi curatori resteranno in carica pleno jure e continueranno a occuparsi del fallimento, astenendosi probabilmente soltanto dalle decisioni più “rischiose”.
Per il mese di ottobre è già stata fissata una nuova udienza per l’ammissione allo stato passivo dei creditori tardivi. Al momento, secondo quanto è stato possibile ricostruire, i crediti verificati ammontano a oltre 170 milioni di euro mentre quelli ammessi (o ammissibili) sono attestati attorno ai 152 milioni.
Lo scenario
A questo punto, la partita del futuro del Casinò e del paese di Campione d’Italia è nelle mani del governo nazionale. L’unico che può decidere di costituire una nuova società e di rimettere in moto le slot e le roulette dell’enclave.
Comune e curatela fallimentare (quest’ultima beneficiaria, come avente causa della società di gestione, del comodato d’uso gratuito dell’edificio) non solleverebbero certo obiezioni davanti alla richiesta di affitto della casa da gioco. Che potrebbe ripartire da zero e con la certezza di fare utili da subito.

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