Casinò di Campione: il Tribunale dice “sì” e accoglie il piano di rilancio

Campione d'Italia manifestazione ad un anno esatto dalla chiusura del Casinò

Il Casinò di Campione d’Italia potrà riprendere il suo cammino.
I giudici della Prima Sezione Civile del Tribunale di Como, con presidente Ambrogio Ceron, Marco Mancini come giudice estensore e la dottoressa Annamaria Gigli, hanno accolto la procedura di concordato preventivo proposta dalla società di gestione della casa da gioco che dunque scongiura il fallimento (come chiesto dalla Procura di Como per ben due volte) e potrebbe in linea puramente teorica riaprire le porte fin dall’ormai prossimo 1° luglio, quando cioè verrà dato dal Governo il via libera post Covid alla case da gioco.


Il Collegio ha sciolto la riserva nella giornata di ieri, notificando la decisione alle parti. Il giudice delegato sarà il dottor Marco Mancini e sono stati anche confermati i commissari giudiziali, che dovranno monitorare il rispetto del piano per la ripartenza. L’assemblea dei creditori è stata invece fissata per il 22 di novembre. I giudici della sezione civile di Como hanno chiesto però delle “garanzie” agli amministratori della casa da gioco, volte all’assolvimento dei «doveri informativi periodici gravanti sulla società debitrice», alla regolarizzazione contabile aziendale e al pagamento degli organi della procedura e dei creditori. L’ammissione del piano è stata decisa in base all’assunto che un tentativo di ripartenza sarebbe stato auspicabile – per i creditori – rispetto al fallimento, che sarebbe stato «un’alternativa potenzialmente meno utile per l’interesse dei creditori». Inoltre, scrivono i giudici, «in caso di fallimento il valore del diritto di usufrutto sull’immobile destinato a casa da gioco sarebbe stato praticamente pari a zero, attesi i vincoli di utilizzo».

Ma su cosa si basa il piano che ha avuto il via libera dal Tribunale in composizione Collegiale?
Prevede principalmente il pagamento dei creditori «senza apporto di nuova finanza, traendo principalmente le risorse dai flussi di cassa derivanti dall’attività basata sul gioco d’azzardo e basandosi su entrate fisse calcolate in base a previsioni statistiche rispetto a quelle ante fallimento». Verranno pagati al 100% i creditori privilegiati (entro 30 mesi) e al 60% i chirografari.
I ricavi hanno una previsione di un progressivo incremento (da 41 milioni dei primi 12 mesi di riapertura a 80 milioni dell’ultimo anno di piano) che andrà di pari passo con la riduzione dei costi del personale (gli ormai noti 174 dipendenti rispetto ai precedenti 492) e del contributo dovuto al Comune di Campione, che sarà di 7,5 milioni nel quinquennio contro i 9,9 milioni del solo anno 2017.
Previsto – dato curioso – anche quanto perderà mediamente ogni giocatore che farà accesso al Casinò (133 euro rispetto ai 130/136 del 2016/2017).
I ricavi derivati solo dal gioco sono stati stimati in 106 milioni di euro nel quinquennio, in via prudenziale, visto che nel solo 2017 erano stati 91 milioni.


In chiusura il Collegio ha mandato anche una esortazione: quella di riaprire il prima possibile viste le «enormi variabili contenute nel piano concordatario». Per questo, scrivono i giudici, è comunque «auspicabile un’immediata ripartenza dell’attività in vista dell’eliminazione delle restrizioni (dal 1° luglio, ndr) imposte dall’attuale normativa emergenziale», legata alla crisi pandemica.

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