Casinò di Campione, le reazioni. «Puntare comunque alla riapertura»

Casinò Campione d'Italia

L’ennesimo capitolo di una storia che sembra infinita, arriva all’indomani dell’ultima riunione tra i sindacati e il prefetto di Como. La chiusura del Casinò di Campione e la conseguente crisi, inarrestabile, di un’intera comunità deve adesso fare i conti anche con la nuova istanza di fallimento della casa da gioco presentata dalla Procura di Como.

Nel mezzo la decisione della Corte d’Appello di annullare la prima sentenza di fallimento. E gli stessi sindacati sempre in prima linea nel tentativo di sbloccare una situazione sempre più ingarbugliata, giudicano in modo differente la novità. «Da una prima valutazione mi sento di dire che questo ulteriore passaggio potrebbe limitare ancora di più le possibilità di riapertura del casinò, passaggio invece decisivo che la sentenza della corte d’Appello di Milano aveva alimentato – spiega Francesco Diomaiuta, segretario Generale reggente della Cisl dei Laghi – nonostante però adesso ci siano debiti per 175 milioni euro.

Realtà dunque ancor più critica del passato. Certo è che, a prescindere anche dalla possibilità in capo ai curatori di ricorrere ancora in Cassazione contro la sentenza della Corte d’Appello di Milano, è sempre più necessario un intervento forte del Governo centrale». Unico punto fermo, la difficoltà nel riuscire a vedere un percorso lineare di uscita dalla crisi. «Con questo nuovo passaggio si dovrebbe dunque tornare a sentire tutti i soggetti coinvolti – interviene Giacomo Licata, segretario provinciale della Cgil – Per noi in tal senso è sempre stata determinante la costruzione di un piano di ristrutturazione capace di coinvolgere la politica e tutte le realtà di Campione. Una comunità che deve ripartire dal Casinò. Se poi sarà necessaria una ricapitalizzazione, sia essa pubblica o privata, questo si vedrà ma è decisivo avere una strategia comune».

Al netto dunque della nuova istanza e del possibile ricorso in Cassazione sempre pendente, rimane un’unica convinzione. «Necessario puntare comunque alla riapertura della casa da gioco – interviene Salvatore Monteduro, segretario provinciale Uil – L’attività della Procura va ovviamente rispettata. Personalmente rimango convinto che ci siano gli estremi per arrivare a una riapertura del casinò. Ci vuole, ovvio, la volontà politica». Sul fronte istituzionale, il primo parlamentare a intervenire è Alessio Butti (Fratelli d’Italia).

«Sono convinto del fatto che la richiesta di fallimento iniziale sia derivata da un errore di valutazione. Campione era l’unico casinò che produceva utili. Inoltre in una vicenda così complessa si dovrebbe sempre concedere la possibilità del contraddittorio alle parti, cosa che non è accaduta lo scorsa estate e che è stata evidenziata dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano – dice Alessio Butti – Ovvio poi che prorogando all’infinito una situazione di stallo, come è stato fatto nei mesi passati, i debiti vadano ad aumentare. Il Governo, come ripetuto più volte, doveva intervenire subito e in maniera netta: non saremmo in questa situazione».

Dubbiosa anche Chiara Braga (Partito Democratico). «Rispetto a una situazione di assoluta gravità – dice Braga – questa ulteriore novità non potrà che portare a ulteriori passaggi e probabilmente ritardi. Si deve intervenire in fretta. Non si tratta di una questione di parti o colorazione politiche ma di una crisi da risolvere al più presto».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.