Casinò, ecco dove si “gioca” la partita tra linee guida, Covid e documentazione mancante

campione d'Italia

Le linee guida, presentate il 21 gennaio dalla Casinò di Campione Spa, atto base in cui sarebbero state indicate le idee per poter salvare la casa da gioco, non avrebbero affatto convinto la Procura di Como che nell’udienza di lunedì si è opposta alla richiesta di concessione di nuovi termini – 90 giorni – per completare la documentazione necessaria al piano concordatario. Sia il pm Pasquale Addesso, sia il procuratore capo Nicola Piacente, con una memoria depositata al Collegio del Tribunale di Como, si sarebbero infatti opposti a questo ulteriore spostamento in avanti dei termini che erano stati concessi il 4 gennaio per una durata di 15 giorni, con scadenza dunque alle ore 24 del 19 gennaio. Per quella data, insomma, il Tribunale chiedeva di «articolare le difese, illustrando i contenuti delle proposte» per salvare il Casinò. Cosa che non era avvenuta. In compenso, i legali della casa da gioco avevano depositato una istanza di concessione termini, chiedendo ulteriore tempo e illustrando il percorso da seguire con le già citate “linee guida” che, tuttavia, non avrebbero convinto la Procura che prosegue con la richiesta di fallimento. La decisione, come sappiamo, è ora nelle mani del Collegio del Tribunale di Como che si è riservato di decidere.

Una situazione sospesa che dovrebbe avere una risposta già entro questa settimana. Inevitabilmente, se la richiesta di nuovi giorni non fosse accolta, la via rimanente porterebbe verso scenari per nulla positivi per il futuro della casa da gioco. I dubbi sarebbero legati a più fattori, alcuni evidenziati anche dai commissari giudiziali nominati dal Tribunale. Tra questi c’è ovviamente anche il periodo poco indicato per un eventuale rilancio del Casinò, essendo ancora oggi – per motivi legati alla pandemia – tutte le attività delle case da gioco sospese fino a marzo. Ma la Procura contesterebbe alla Casinò di Campione Spa una carenza nell’affidabilità delle manifestazioni di interesse presentate al Tribunale di Como, con compagini societarie situate all’estero e in alcuni casi anche schermate.
Dubbi ci sarebbero pure sulla consistenza patrimoniale delle stesse, e questo indipendentemente da quanto promesso per il rilancio della casa da gioco. Insomma, il discorso parrebbe essere più o meno questo: se davvero dovessero esserci soggetti privati disposti a “salvare” non solo il Casinò ma anche Campione d’Italia, sarebbe quanto meno opportuno conoscere nel dettaglio con chi si ha a che fare.

Questa sarebbe, almeno, la posizione della Procura che, come detto, si è opposta alla richiesta di nuovi 90 giorni per il deposito delle carte mancanti.
I legali del Casinò, al contrario, avevano motivato questa loro richiesta di ulteriore tempo. Il primo punto toccato era stato quello dei pochi giorni concessi dal Collegio composto dal giudice relatore Marco Mancini e dai magistrati Ambrogio Ceron e Annamaria Gigli. Secondo la posizione della casa da gioco, la struttura sarebbe stata restituita materialmente solo il 14 gennaio, mentre solo il 13 gennaio sarebbe avvenuta la cancellazione del fallimento in Camera di Commercio a Como. Congelati dunque fino a quei giorni sarebbero stati di conseguenza anche i conti correnti della società, importanti per l’affidamento di incarichi ai professionisti individuati. Inoltre, solo l’11 gennaio la società di gestione sarebbe venuta a conoscenza della procedura di licenziamento collettivo fatta dalla curatela e, soprattutto, delle opposizioni ancora pendenti davanti al Tribunale del Lavoro di Como. I legali della casa da gioco hanno di conseguenza invocato la concessione di 90 giorni di tempo aggiuntivi, in considerazione di quanto scritto sopra ma anche del Decreto Legge dell’aprile 2020 per far fronte ai problemi legati alla pandemia. Nell’articolo 9 veniva previsto per i «procedimenti di concordato preventivo e per l’omologazione degli accordi di ristrutturazione pendenti alla data del 23 febbraio 2020» un termine ulteriore «non superiore ai 90 giorni». Ora però bisognerà valutare se al 23 febbraio 2020 la situazione del Casinò – che era stato dichiarato fallito, sentenza poi annullata – fosse da considerare o meno “pendente”. E (questa è la sensazione) la decisione del Tribunale ruoterà proprio attorno a questo punto.
Mauro Peverelli

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