Castro, canzoni ed emozioni: «Vi racconto il mio Sanremo»

Dolores Longhi e Filadelfo Castro

Il lariano direttore per il brano di Rita Pavone

Una grande emozione. Una esperienza entusiasmante. Sono queste le prime parole che mi sento di utilizzare per descrivere la mia esperienza al Festival di Sanremo con Rita Pavone. Una settimana faticosa, al pari della preparazione per un evento di rilevanza nazionale e internazionale. Mi fa piacere parlarne sulle pagine del “Corriere di Como” dove qualche anno fa ho avuto il piacere di scrivere nelle sezione cultura e spettacoli.

Dirigere l’orchestra per il brano “Niente (resilienza 74)” è stato bellissimo ed è stato l’atto finale di un cammino partito da lontano. Prima di tutto l’incontro con Rita Pavone, a cui il mio nome è stato suggerito da Claudio Cecchetto per la produzione e gli arrangiamenti del brano.

Subito da parte sua ho trovato grande disponibilità anche se non è mancata un po’ di apprensione quando lei mi ha raccontato di aver lavorato, nella sua vita, tra gli altri con Ennio Morricone e Luis Bacalov. Ho pensato che era un po’ come pilotare la stessa moto utilizzata in precedenza da Valentino Rossi o Marc Márquez.

In realtà tutto è andato per il meglio, con un bel lavoro di squadra e la collaborazione con Giorgio Merk, figlio di Rita, autore della canzone. Siamo stati fianco a fianco giorno e notte nella fase di arrangiamento e produzione.

E proprio questo riferimento mi proietta alla prima serata sanremese; Rita ha mostrato grande energia ed è stata apprezzata, come ha dimostrato la standing ovation del pubblico del Teatro Ariston. Ma all’inizio in lei non è mancata una forte emozione nel sentire l’annuncio «Testo e musica di Giorgio Merk». In quel momento, ed è bello che sia così, la grande professionista ha lasciato il posto al suo essere madre.

Poi tutto è andato per il meglio. Il brano è piaciuto ed è passato il messaggio che si voleva dare attraverso la partecipazione a Sanremo, ossia quello di una artista sì con una storia importante, con una lunga carriera, ma che si evolve e che sa guardare avanti, essere moderna. Non una versione kitsch di se stessa. E il pubblico lo ha colto.

Sono stati giorni impegnativi, anche se la parte di lavoro più rilevante è stata quella che ha preceduto il Festival, con il primo impatto con l’orchestra e la necessità di trasferire quando scritto su carta nell’esecuzione finale. Una opera che è stata facilitata dalla grande professionalità di tutti i musicisti, un dato che anche la stessa Rita Pavone ha voluto sempre sottolineare.

Alla fine è arrivato un diciassettesimo posto finale, anche se quello che più conta è l’essere riusciti a riposizionare – consentitemi il termine tecnico – Rita sul grande pubblico italiano. Non dobbiamo dimenticare che anche negli ultimi anni è stata protagonista di live, eventi e trasmissioni televisive in tutto il mondo.
Una annotazione infine su Amedeo Minghi, con cui è stato fatto il duetto con la canzone “1950” nella serata delle cover.
Ho sentito tante leggende su di lui, lo si presentava come una persona altezzosa. Io posso soltanto dire che è stato molto gentile, ha mostrato di apprezzare l’arrangiamento del pezzo ed è stato un piacere e un onore poter collaborare con un professionista del suo calibro.
Filadelfo Castro

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.