Cattolici alla ricerca della loro “nuova” casa tra la Dc che rinasce e il partito dei vescovi

Democrazia Cristiana, piazza del Gesù

Da un lato c’è la Dc che tenta di rinascere facendo leva su alcuni suoi vecchi dirigenti. Dall’altro lato c’è un partito dei cattolici nuovo di zecca, sembra direttamente ispirato dalle alte gerarchie della Città del Vaticano.
In mezzo, un popolo meno numeroso di una volta, sicuramente più confuso e in cerca di punti di riferimento. Tirato in continuazione per la giacchetta da chi brandisce i simboli della fede nei comizi elettorali o da chi si richiama a parole ai valori cristiani, magari negandoli nei fatti ogni santo giorno.
Le cronache degli ultimi giorni hanno fatto registrare due eventi distinti e insieme legati tra loro: la presentazione, a Roma, del «Manifesto per la costruzione di un soggetto politico “nuovo” d’ispirazione cristiana e popolare» e la firma, sempre a Roma, nella sede del Centro studi “Leonardo da Vinci”, del patto federativo tra i partiti e i movimenti che si ispirano alla tradizionale popolare della Democrazia Cristiana.
Un patto, quest’ultimo, siglato, tra gli altri, anche dal comasco Claudio Bianchi, responsabile in provincia dell’Udc di Lorenzo Cesa.
«Nelle prossime settimane verranno organizzate in tutta Italia iniziative regionali e locali per presentare il patto federativo e strutturarlo sul territorio – dice Bianchi – Nel frattempo si lavorerà a una assemblea costituente che approverà il programma, il nome, il simbolo e gli organi dirigenti».
Si fa sul serio, insomma. E il tentativo è chiaro: rimettere in acqua la Balena bianca. A Como, oltre all’Udc, dovrebbe aderire al patto anche la Dc che, rinata da pochi mesi, è stata affidata all’ex comandante della polizia locale del capoluogo, Vincenzo Graziani.
«Nel deserto delle culture politiche che caratterizza il nostro Paese – dice ancora Claudio Bianchi – prende finalmente avvio un progetto di ricomposizione dell’area politica cattolica popolare, aperta alla partecipazione di movimenti, che si ispirano al popolarismo per la difesa della Costituzione». Ma, come detto, oltre alla rinascita dello storico scudocrociato, molto altro si è mosso dietro le quinte del mondo cattolico. Stefano Zamagni, capo della Pontificia Accademia delle scienze sociali e uomo vicinissimo a Papa Francesco, ha promosso un «Manifesto» che, a detta di molti osservatori, è la prima risposta concreta all’invito giunto alcuni mesi fa dal cardinale Gualtiero Bassetti a creare una rete nel Paese che facesse uscire il mondo cattolico dall’indifferenza e dall’irrilevanza.
Almeno 500 le firme in calce al «Manifesto» di Zamagni, oltre all’adesione dichiarata di tre grandi associazioni cattoliche: Politica Insieme, di cui fa parte lo stesso Zamagni; Rete Bianca, che riunisce ex parlamentari come Lucio D’Ubaldo, Enzo Carra, Lorenzo Dellai e Andrea Olivero, ex vice ministro all’Agricoltura del governo Monti; Costruire Insieme, dell’ex senatore Ivo Tarolli.
Da sottolineare anche l’appoggio dichiarato di alcune componenti dell’Aidu, l’associazione che riunisce i professori universitari cristiani, e dell’Ucid, la potente unione dei dirigenti e imprenditori cattolici guidata da Riccardo Ghidella.

Nella foto. La facciata di Palazzo Cenci-Bolognetti, dal 5 giugno 1944 e fino all’inizio degli anni ’90 storica sede romana della Democrazia Cristiana in piazza del Gesù, così chiamata per l’omonima chiesa (che vi troneggia) voluta da Sant’Ignazio di Loyola

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