C’è un museo in fondo al lago

Tesori e misteri
Inaugurato trent’anni fa (1982), ma da dodici chiuso per mancanza di fondi. Per adeguarlo alle normative di sicurezza della Legge 626 servirebbero somme importanti, che ancora si stanno cercando. È il Museo della Barca Lariana di Pianello del Lario, sorto sulle ceneri di una vecchia filanda, e uno dei più ricchi e importanti musei nautici d’Europa.
Particolare rilievo nella collezione – comunque aperta a chi stia studiando la navigazione lariana, ad esempio per ricerche universitarie

– è assegnato all’attività cantieristica locale, illustrata da una ricca collezione di utensili e da oltre 350 scafi, tra cui piccole imbarcazioni “patrizie”, eleganti e ornate di stucchi e pitture, una gondola lariana, tipica del trasporto locale, e una gondola veneziana costruita intorno al 1860 da maestri d’ascia di Venezia.
Alcuni dei reperti conservati a Pianello sono stati recuperati dalle acque del lago, e sottoposti a restauro. Altri giacciono nei depositi, così come sono stati trovati. Uno dei fondatori di questo museo oggi invisibile, Giovanni Alberto Zanoletti, è appassionato di sport subacquei da quando aveva vent’anni (ora ne ha quasi 70) e ha una notevole esperienza di relitti custoditi dalle gelide acque del Lago di Como. Il Lario è in grado di ospitare un turismo per questi “fossili”? L’anno prossimo, lo ricordiamo, danarosi nostalgici del “Titanic” sborseranno fino a 60mila dollari per intravvedere ciò che resta del transatlantico affondato nel 1912.
«Non è ancora tempo di un turismo subacqueo per il nostro lago ma tra qualche anno forse sì – dice Zanoletti – Oggi ad esempio si fa la fila tra subacquei per ammirare il “Cristo degli abissi” a San Fruttuoso in Liguria, cosa che fino a pochi anni fa era impensabile. Chissà, è probabile che fra cinquant’anni ci siano escursioni subacquee lariane più sistematiche, mentre ora sono per pochi».
Il problema è la visibilità. «D’inverno non sarà propriamente come immergersi in un tratto di mare dei Caraibi – dice Zanoletti – ma la visibilità è tutto sommato accettabile, nel nostro lago: è la stagione in cui mancano i pollini, che con il caldo intorbidano le acque. Certo, la possibilità di escursioni è inversamente proporzionale alla temperatura, piuttosto bassa nella stagione fredda».
Zanoletti, per il suo museo, ha recuperato due motoscafi in legno che si erano inabissati a una ventina di metri al largo della punta del Balbianello presso Lenno, «immediatamente prima e immediatamente dopo l’ultima guerra». Si tratta – ricorda – di «imbarcazioni di uso probabilmente civile». «Le abbiamo lasciate nelle condizioni in cui sono state ripescate – aggiunge – Abbiamo un atteggiamento “archeologico” di fronte a questo genere di ritrovamenti. Al bell’aspetto, al restauro scenografico, preferiamo l’originalità. A volte barche in pessimo stato raccontano la loro storia in maniera più efficace allo studioso di oggi. E speriamo lo facciano anche a quello di domani».
Nel corso del tempo il museo di Pianello ha raccolto un’importante mole di dati e documenti, intervistando sub, barcaioli, pescatori e gente di lago. Notizie di relitti la collezione di Pianello ne ha in abbondanza. E le mette anche oggi che è chiuso a disposizione degli studiosi. «Sappiamo di varie gondole cariche di ghiaia che si sono smarrite nel lago – ricorda Zanoletti – Tra le 55mila pagine di dati del nostro database c’è anche la storia di un vagoncino caduto da un comballo tra Lezzeno e Bellagio: apparteneva a una fabbrica di calce. È stato individuato e recuperato da un gruppo di sub locali».

Lorenzo Morandotti

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.