Centesimo beffa, le dure reazioni della politica

Un centesimo

Colato: «Forse dovremmo scendere in strada con dei gilet tricolori»

Potremmo definirlo il centesimo della discordia, quasi fosse la mitica n.1 che da decenni fa litigare Paperon de Paperoni e Rockerduck. L’aumento, pur minimo, del pedaggio della Tangenziale di Como e della Pedemontana agita le acque della politica e delle categorie territoriali. Non è tenero anche l’uomo di “governo” al Pirellone, Fabrizio Turba, leghista, sottosegretario alla presidenza con delega ai Rapporti con il Consiglio.

«È stato un fulmine a ciel sereno, ammetto di aver fatto anch’io un salto sulla sedia – dice Turba – Ho mandato subito un messaggio al funzionario per una verifica con gli uffici. Sono giorni un po’ particolari fino all’Epifania, ma di certo voglio andare a fondo sulla questione, che non è passata dalla Regione».
Turba evidenzia come Pedemontana avrebbe dovuto quantomeno avvisare il suo socio pubblico.

«Prima di fare qualsiasi ritocco ci si doveva mettere al tavolo – aggiunge – La Regione ha fatto la scelta di non aumentare nessun costo dei servizi nel primo anno del nostro mandato e poi arriva quello 0,5% sulla Pedemontana? È ridicolo. Su un bilancio da 25 miliardi di euro la Regione sarebbe potuta intervenire tranquillamente».

Sul centesimo va all’attacco naturalmente la minoranza in Regione.
«Meno male che la tangenziale doveva essere gratuita: invece, il sistema Pedemontana è uno dei pochi in Italia che sta vedendo un rincaro dei pedaggi», commentano in una nota Angelo Orsenigo e Federico Broggi, consigliere regionale e segretario provinciale del Pd.

«Prima Maroni, poi Fontana, in campagna elettorale, avevano spergiurato che la tangenziale sarebbe diventata gratuita – ricordano Orsenigo e Broggi – Oggi che la Lega è al governo, nuovamente in Regione e ora anche a Roma, come prima cosa che fa? Aumenta il pedaggio! Una bella lezione di coerenza».
«La Lega dovrebbe spiegare ai comaschi perché continua a prenderli per i fondelli. Noi rispondiamo portando in piazza, sabato 12 gennaio, tutta la provincia» concludono.

«Come avrebbe detto Ennio Flaiano, qui la situazione è grave, ma non seria – attacca l’avvocato Mario Lavatelli, presidente dell’Acus, associazione civica utenti della strada – Sembra un sorta di presa in giro. Aspettavamo il pedaggio gratuito ed è arrivato un aumento, tanto ridicolo quanto contraddittorio. La viabilità non si tratta in questo modo».

Ancora più dura la reazione di Giorgio Colato, presidente della Fai (Federazione autotrasportatori) di Como e Lecco. «Ma non si vergognano? – si chiede Colato – Abbiamo già una situazione di aria irrespirabile in città. Con il pedaggio si disincentiva la viabilità alternativa. Un territorio di confine e una zona turistica come la nostra dovrebbe essere preservata. Mancano aree di sosta adeguate per i mezzi pesanti, l’unica opera fatta per rendere la viabilità più scorrevole viene tassata. Perché non fare 1 euro in più allora? Ricordiamoci che Pedemontana non è una società privata. Chi ha realizzato la strada, quindi non può fare quello che vuole, ha un socio pubblico che si chiama Regione Lombardia. Forse dovremmo fare come in Francia e scendere in strada, con dei gilet tricolori» conclude.

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1 Commento

  • Sergio , 4 Gennaio 2019 @ 10:14

    E che dire delle indicazioni segnaletiche “trappola”, informano solo dopo che sei entrato nella bretella così sei obbligato a percorrere la “pedemontana e a pagare il pedaggio” assurdo per costi e modo di esenzione. Mettete i cartelli segnaletici 500 metri prima dell’imbocco della Pedemontana così si potrà scegliere liberamente se percorrerla.

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