Centri massaggi e visite ai parenti al posto delle revisioni: funzionario davanti al giudice

Tribunale Como

Si torna a parlare di Motorizzazione in Tribunale a Como. L’ennesimo fascicolo che aveva coinvolto alcuni funzionari della Direzione Territoriale dei Trasporti di Como, accusati a vario titolo di truffa, falso e abuso d’ufficio nell’ambito di quelle che avrebbero dovuto essere mansioni professionali, è infatti approdato di fronte al giudice dell’udienza preliminare Laura De Gregorio. Udienza che è poi stata rinviata a novembre in attesa della pronuncia sulla ricusazione del gup (chiesta da una parte delle difese) che già si era pronunciato in passato su una parte di questa ampia indagine.

Tra i funzionari chiamati a rispondere c’è Antonio Pisoni, 64enne di Olgiate Olona, già più volte a processo nel recente passato per fatti confluiti nelle indagini del pubblico ministero Massimo Astori. In questo caso, il magistrato gli avrebbe contestato una serie di «turni di servizio giornalieri» che sarebbero stati effettuati «solo parzialmente», chiedendo tuttavia il rimborso nonostante non avesse rispettato l’orario previsto.

Secondo la tesi dell’accusa, contenuta nel capo di imputazione, il funzionario della Motorizzazione – tra il novembre del 2016 e il maggio del 2017 – in ben 57 occasioni non avrebbe portato a termine le mansioni che avrebbe dovuto espletare, chiedendo comunque il rimborso.
Ispezioni, collaudi ed esami per la patente che venivano conclusi prima del tempo per poi dedicarsi ad altre attività come la visita alla figlia, il relax in centri massaggi, la presenza in un caso a un funerale oppure semplicemente rientrando a casa prima del tempo. L’accusa contesta anche una serie di uscite in pausa pranzo, tutte nei primi mesi del 2017, senza però timbrare l’apposito cartellino e facendosi in questo modo retribuire anche le ore di assenza per mangiare.

Con Pisoni, a finire davanti al giudice – con posizioni però più marginali – sono stati altri due funzionari della Direzione Territoriale dei Trasporti di Como, un comasco di 58 anni residente in periferia e un 68enne di Capiago Intimiano. Il primo è accusato dal pm Astori, con una posizione marginale rispetto al resto del fascicolo, di non aver timbrato il badge in pausa pranzo anche se in solo tre occasioni, mentre il secondo è chiamato a rispondere di abuso d’ufficio, falso e truffa per degli esami per patenti in cui avrebbe falsificato i verbali «attestando falsamente il regolare svolgimento degli stessi», esami che in realtà sarebbero stati svolti in «violazione delle norme che ne regolavano lo svolgimento».

Tesi, quella fin qui esposta, che è stata messa nero su bianco dalla Procura e che ora le difese tenteranno di confutare di fronte al giudice dell’udienza preliminare di Como.

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