Cesio 137, controlli anche sui funghi

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Lo spettro di Chernobyl
Ma l’Asl rassicura: «Le verifiche sulla radioattività hanno sempre dato esito negativo, non c’è pericolo»

«I controlli sulla radioattività nei funghi hanno sempre dato esito negativo, non c’è alcun pericolo». L’Asl di Como rassicura i cercatori e i consumatori di funghi dopo l’allarme per la scoperta, a Castiglione Intelvi, di un cinghiale contaminato dal Cesio 137. Nell’ungulato, i livelli dell’isotopo radioattivo erano superiori alla soglia di allerta e l’animale è stato soppresso e successivamente smaltito prima che fosse immesso sul mercato.
Il cinghiale abbattuto in Valle Intelvi

aveva un valore di Cesio 137 di 880 becquerel rispetto alla soglia di allerta fissata a 600. Secondo il dirigente del settore veterinario dell’Asl di Como, Giulio Gridavilla, la contaminazione potrebbe essere legata «al consumo di funghi ipogei, che stanno cioè sottoterra». Gli ungulati infatti sono soliti scavare nel terreno e spesso mangiano vegetali che trovano in profondità. «Il Cesio 137 – ha spiegato l’esperto di via Pessina – rimane nel terreno fino a 30 anni».
La spiegazione della probabile fonte di contaminazione dei cinghiali non poteva che suscitare qualche allarme tra i cercatori di funghi e anche tra chi si limita a consumarli. Sempre dall’Asl però arrivano ampie rassicurazioni. «I cinghiali mangiano i funghi ipogei, i tartufi che si trovano nel sottosuolo – spiega Marco Larghi, dirigente del dipartimento di prevenzione medica dell’Asl di Como – Sul nostro territorio peraltro ce ne sono pochi e di varietà non pregiate. In ogni caso, si tratta di vegetali che non vengono raccolti dai cercatori di funghi e che non finiscono sulle nostre tavole».
I cercatori di funghi hanno altri obiettivi. «I nostri appassionati raccolgono funghi epigei, che stanno in superficie – spiega Larghi – Queste sono anche le varietà che vengono consumate abitualmente. Su questi vegetali, l’Asl effettua ogni anno un preciso piano di controllo per la misurazione della radioattività. I test hanno sempre dato esito negativo».
I controlli vengono effettuati dal 1986, dopo l’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl. «Da allora controlliamo tutti gli anni i funghi – spiega Marco Larghi – In provincia di Como, come previsto dal piano di monitoraggio facciamo dai 5 ai 10 prelievi che vengono mandati a Milano per le analisi sulla radioattività. Non abbiamo mai riscontrato alcun problema. I test hanno sempre dato esito negativo».
Il piano per quest’anno è stato ulteriormente rafforzato. «Abbiamo iniziato già con i funghi primaverili – spiega il dirigente dell’Asl – I test hanno dato tutti esito negativo. Nelle scorse settimane ne abbiamo fatti altri perché la stagione è appena iniziata e di questi attendiamo ancora l’esito, ma la situazione è sempre stata sotto controllo e non ci aspettiamo nulla di diverso».
Il dirigente dell’Asl ricorda piuttosto ai cercatori di funghi la necessità di far verificare sempre i vegetali raccolti. «Anche i più esperti dovrebbero sempre far controllare i funghi raccolti – ricorda Margo Larghi – L’Asl offre da anni un servizio gratuito con esperti che verificano i vegetali raccolti per assicurarsi che siano commestibili e che si possano consumare senza correre alcun rischio per la salute».
«Capita a chiunque di confondersi e il parere di un esperto è fondamentale – conclude Larghi – Anche i funghi commestibili, se tenuti male o preparati e cotti in modo non corretto possono provocare intossicazioni. I nostri esperti verificano non solo che i funghi siano commestibili ma anche in che stato sono, oltre a consigliare come cucinarli in sicurezza».

Anna Campaniello

Nella foto:
A sinistra, la sede dell’Asl di Como. L’azienda sanitaria locale è molto attiva nel controllo dei valori di radioattività sul territorio della provincia. A dispetto delle numerose e costanti verifiche, anche sui funghi (foto a destra) la situazione sul Lario è sotto controllo

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