Chiasso sprona Como a non abbandonare il Politeama

Il vecchio cineteatro Politeama

Politeama di Como e Cinema Teatro di Chiasso, un destino analogo e poi due strade che si sono decisamente divaricate: come Marte e la Terra che 4 miliardi di anni fa erano praticamente pianeti identici e poi la massa critica ha fatto la differenza, uno è morto e l’altra è viva. Fuor di metafora, ecco una storia di confine che permette di capire il presente e il possibile futuro dell’ex cineteatro Politeama di Como.
La ticinese Nicoletta Ossanna Cavadini, che da dieci anni dirige il M.a.x. museo di Chiasso, conosce bene da storica dell’architettura il Politeama – a lei si deve la più argomentata monografia su Villa Olmo, altra incognita di Como – e invita i comaschi a tenere duro sullo storico edificio di piazza Cacciatori delle Alpi, “Ticosa” della cultura a un passo dall’estinzione.
«Ho insegnato in Cattolica “Linguaggi e forme espressive dei luoghi dello spettacolo” – dice Nicoletta Ossanna Cavadini – e conosco bene come varia la sensibilità nei confronti del patrimonio culturale al variare dei tempi. Gli italiani però hanno una tradizione importante nell’aver saputo creare luoghi adatti alle varie tipologie di spettacolo, sono stati antesignani e proprio la vocazione polifunzionale del vostro teatro di piazza Cacciatori delle Alpi, il nome stesso lo indica, “Politeama”, è una ricchezza da non vanificare. I vostri architetti, e Federico Frigerio autore del Politeama ne fu un esempio, hanno saputo trovare la forma architettonica adeguata ai vari generi di intrattenimento. Non dimentichiamoci che sul glorioso palcoscenico di piazza Cacciatori si sono alternati l’avanspettacolo e spettacoli circensi con tanto di elefanti in platea. Insomma, il Politeama è un caposaldo della cultura architettonica dedicata al teatro».
Come uscire dallo stallo che dura ormai da 15 anni col passaggio delle quote al Comune per via ereditaria, con una quota residuale del 18% ai privati? Anche il cineteatro di via Dante a Chiasso era in mano ai privati e il Municipio di Chiasso è intervenuto per liquidare vent’anni fa la società che lo aveva in carico, poi, con circa 3 milioni di franchi – teniamo conto che Chiasso ha appena 8mila abitanti – e una gestione virtuosa dei restauri pensati come laboratorio didattico per formare nuove forze lavoro nel settore, lo si è rifatto funzionare come proprietà pubblica.
«Era nato – ricorda Nicoletta Ossanna Cavadini – perché un gruppo di chiassesi voleva un teatro dopo l’abbattimento del Politeama di Chiasso a metà anni Trenta per ampliare la chiesa locale. Alla base di questi edifici c’è la voglia di condividere il tempo insieme, il piacere di stare insieme, e salvare questi beni deve essere motivato dallo stesso spirito. Questo mi auspico che i comaschi di oggi possano fare, pensando ai comaschi e ai loro amministratori di ieri, lungimiranti, che vollero il Politeama per ampliare l’offerta di spettacoli a Como. Quei chiassesi sentivano la mancanza di un polo aggregativo importante, e tanto più lo si avverte oggi con la parcellizzazione pazzesca dei rapporti sociali che viviamo a causa dei social e delle nuove tecnologia. Dimostrare la capacità di compartecipazione economica della società civile come vuol fare la Società Politeama per progettare il futuro del vostro teatro significherebbe al contempo dimostrare la vostra capacità effettiva di stare insieme».
Ci sono problemi economici enormi: quasi 10 milioni di euro tra acquisto sulla base della recente perizia sul valore dell’immobile e soldi necessari al ripristino della struttura.
«La cifra non è impossibile – afferma Nicoletta Ossanna Cavadini – serve però aprire un tavolo di dialogo condiviso e serio tra le personalità notabili locali. Non bastano le buone intenzioni però, la concertazione deve essere concreta e portare a un progetto di recupero e a un relativo cronoprogramma che sia impegnativo e risolutivo. Alla base di tutto, il Politeama deve uscire dalla crisi della liquidazione ed essere una entità giuridica capace di futuro. A Como – sottolinea la direttrice del M.a.x. museo – avete tante forze, compresa un’accademia come la “Aldo Galli” che potrebbe dare una mano forte nel restauro pensando il Politeama come un laboratorio aperto. Pensiamo al destino inglorioso toccato al Teatro Cressoni in via Diaz: è importante che il Politeama non sia lasciato morire di una morte lenta nell’indifferenza generale».

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