CI MANCHERÀ LA SUA TENACIA

Esempio di umiltà
L’età non conta, conta con quale spirito attraversi il tempo e come vivi l’accumularsi di tante memorie ed esperienze. Carla Porta Musa era nell’elenco dei “Supercentenarians”, ovvero il ristrettissimo club mondiale delle persone che hanno superato i 110 anni di età. Era l’unica a poter vantare un’esperienza letteraria così vasta e variegata, come decana della cultura comasca. Ma al di là dei meriti letterari, che solo il tempo deciderà, rimane nel cuore di chi l’ha conosciuta il suo sorriso
affabile, la sua innata eleganza, la sua curiosità per tutto ciò che la circondava. Quando compì 102 anni, festeggiando con le amiche a suon di «polenta, brasato e torta di mele» come riferì in un’intervista al nostro giornale, aveva sul comodino il grande amore letterario che le aveva ispirato lo scrittore e traduttore comasco Carlo Linati (i due sfiorarono le nozze). Era l’Ulisse di James Joyce. «Linati diceva che non occorre leggerlo d’un fiato, basta scorrerlo, quasi a caso. Proprio come faceva con Dante la mia amica Margherita Sarfatti», disse la scrittrice. Che tra i suoi parenti aveva nientemeno che il cugino Dino Risi (discendevano dallo stesso ceppo, i bisnonni erano gli stessi).
Como dovrebbe ricordarla, adesso che non c’è più. Ma non intitolatele una via periferica, e nemmeno una biblioteca. Piuttosto una fontana, lei le amava tanto, ne avrebbe volute sempre di più. «Vorrei che avesse uno scatto d’orgoglio» aveva ripetuto tante volte ai primi cittadini che si era vista scorrere davanti. Alcune sue richieste sono rimaste inevase: «La rinnovata Ticosa, le paratie a lago, Villa Olmo quale centro internazionale d’arte. E soprattutto vorrei più fiori in città, più ordine, più pulizia». Una cosa è riuscita ad averla: il restauro dell’organo “Mascioni” del Carducci, strumento che il padre Enrico volle donare al compositore Marco Enrico Bossi nel salone d’onore dell’istituto. «L’ultima volta che potei udirlo fu nel ’44, quando il corteo funebre di mio padre passò davanti all’istituto da lui fondato».
Nonostante le Cassandre, raccolse i fondi con una petizione popolare e riuscì nell’intento. Volere è potere.

Lorenzo Morandotti

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