Cinghiali sempre più dannosi in provincia. Coldiretti: «Necessarie azioni maggiormente incisive»

Troppi cinghiali nel Comasco

Aggredito da un muflone mentre camminava nel bosco. È stato salvato grazie all’intervento dei cacciatori. Quanto accaduto nei giorni scorsi a Civate a un 39enne è soltanto l’ultimo e probabilmente il più serio incidente in ordine di tempo.
Dai campi di Como e da Lecco continuano ad arrivare numerose segnalazioni di nuovi danni: dalla Val Menaggio (a Piano Porlezza, l’azione combinata di cervi, cinghiali e caprioli sta avendo effetti drammatici sui prati a fieno) al Lecchese, dove i cinghiali sono arrivati perfino a devastare gli uliveti.
Ed è allarme anche nelle vigne a causa dei caprioli che colpiscono durante tutto l’anno dallo sviluppo delle gemme alla maturazione del grappolo.
«Ora non è più possibile nemmeno passeggiare nei boschi senza temere di essere aggrediti dai selvatici – dice Fortunato Trezzi, presidente della Coldiretti Interprovinciale – Le azioni di contrasto sono positive, ma non bastano. Ben venga l’attenzione della Regione e delle istituzioni sul territorio: proprio giovedì si è svolto un proficuo incontro con il prefetto di Lecco, che ha riconosciuto il carattere emergenziale di questo problema, annunciando azioni a breve termine».
I numeri parlano di oltre 1.000 cinghiali abbattuti in provincia di Como, più altri 200 nel Lecchese, grazie alle operazioni di controllo e caccia di selezione messe in atto.
Oltre alla continua invasione nei campi, gli animali ormai arrivano sempre più vicino ai centri abitati (pochi giorni fa un cinghiale è stato filmato mentre era su un marciapiede a Sagnino).
Secondo Coldiretti il conto dei danni causati da questi animali è salito a 350mila euro nel 2018 e quest’anno è destinato ad aumentare. Vietato, quindi, abbassare la guardia.
«Servono nuove azioni, ancor più incisive. Il prefetto di Lecco – spiega ancora Trezzi – ha già annunciato per la settimana prossima la riunione operativa di un tavolo ristretto riconoscendo il carattere di emergenza assunto dal problema, che non può più essere gestito al di fuori dai canoni della caccia tradizionale». Danni che – come detto – non risparmiano nulla: campi di mais e prati a fieno in primis, ma anche vivai e frutteti distrutti, così come le ortive a pieno campo, gli impianti di piccoli frutti e la vite. Si sono addirittura registrate, da parte dei cinghiali, distruzioni di alveari e degli storici muretti a secco che delimitano i terrazzamenti. Una situazione dunque che ormai sta diventando sempre più preoccupante.

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