Avrebbe ammesso solo di prestare molta attenzione all’andamento scolastico dei figli e alle loro frequentazioni, negando tuttavia con decisione di averli mai picchiati. Nulla che sia anche solo vicino a quanto raccontato invece dai figli agli insegnanti, con storie di botte, torture e cinghiate non solo con i piccoli come vittime, ma anche con la moglie. Si è difeso il padre 42enne del Triangolo Lariano, arrestato in settimana in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’indagato, interrogato in queste ore al Bassone, avrebbe negato ogni coinvolgimento. L’accusa invece è molto pesante, nata proprio dai racconti dei figli rispettivamente di 12, 7, 6 e 4 anni. Accuse che abbracciano un ampio periodo: non potevano uscire, non potevano guardare la televisione, in casa non potevano fare alcun tipo di rumore e chi sgarrava veniva preso a cinghiate con la cintura dei pantaloni, oppure sottoposto alla tortura detta “della matita”, con l’inserimento della stessa tra le dita della mano che poi venivano premute con forza.
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