Class action contro i licenziamenti al Casinò. Contestata la legittimità della procedura

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Una class action contro i licenziamenti al Casinò di Campione. Sono almeno un centinaio – destinati ad aumentare nelle prossime ore – gli ex dipendenti della casa da gioco che hanno deciso di ricorrere davanti a un giudice per mantenere il proprio posto di lavoro.
Alla fine di dicembre, i curatori fallimentari della società di gestione del Casinò avevano inviato 463 lettere di licenziamento: di fatto, l’intero organico era stato rimosso dopo oltre 4 mesi dalla sentenza di fallimento pronunciata dal Tribunale di Como il 27 luglio.
«Impugnare i licenziamenti è un atto dovuto a tutela dei lavoratori – dice Giovanni Fagone, segretario regionale della Cgil – più volte abbiamo detto che si sarebbe dovuta congelare la situazione e aspettare almeno la nascita della nuova società. Sarebbe stato sufficiente un correttivo alle norme sulla cassa integrazione».
Così non è stato e a fronte dei licenziamenti è scattata l’azione collettiva. In realtà, la definizione di class action è impropria perché ciascun ricorrente agisce in forma personale. Ma i singoli ricorsi sono identici tra loro e possono essere quindi interpretati alla stregua di un’unica azione.
«Da parte nostra – dice ancora Fagone – abbiamo sempre sostenuto anche la necessità di attendere l’esito dei reclami contro il fallimento presentati da Comune e Banca Popolare di Sondrio. In caso di accoglimento, infatti, saremmo di fronte a un assurdo paradosso: una società che torna in vita senza avere più nemmeno una persona in organico».
Una volta raccolte tutte le adesioni, il sindacato deciderà quale strada giuridica intraprendere e, soprattutto, se chiedere il giudizio d’urgenza. «I lavoratori sono all’esasperazione totale – dice Mimma Agnusdei, segretaria della Cgil Slc di Como – anche la mancata nomina del commissario straordinario non aiuta perché non fa comprendere quale sia il disegno futuro del governo per Campione».

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