Commercio, in un anno perse 288 imprese in riva al Lario

Le conseguenze della recessione
I consumi delle famiglie in calo dell’1,1%, dato peggiore della media regionale

Consumi delle famiglie in calo, Pil in flessione e redditi in picchiata. Un mix micidiale per il commercio in riva al Lario, settore che ha chiuso il 2011 con 288 imprese in meno. Un saldo negativo pesante, che dà l’idea di quanto la crisi abbia colpito duro tra negozi, bar e ristoranti. «Il peggioramento del quadro economico risulta evidente – è scritto nero su bianco nel rapporto diffuso ieri dall’ufficio studi di Confcommercio Como – e la fotografia che emerge è quasi un bollettino
di guerra, che vede tutta l’Italia in ginocchio, confermando come il “tallone d’Achille” del nostro Paese sia la debolezza strutturale della domanda interna».
Dalle elaborazioni degli analisti dell’associazione di via Ballarini, nel comparto commerciale in senso stretto, durante lo scorso anno, nella nostra provincia, sono nate 484 imprese a fronte di 772 cessazioni, con un saldo negativo pari a -288. In particolare, per quanto riguarda i soli esercizi di vendita al dettaglio, sono state aperte 216 nuove attività contro 330 chiusure, con un saldo di -114. Nei servizi dedicati all’alloggio e alla ristorazione il saldo negativo è stato di 106 unità, con 138 neoiscrizioni e 244 cessazioni. Segno meno anche per gli altri servizi appartenenti al settore terziario – dai trasporti alle attività finanziarie, dalle agenzie immobiliari a quelle di viaggio e così via – con un saldo pari a -408, dovuto a 546 aperture a fronte di 954 chiusure.
Il bilancio negativo è conseguenza della crisi economica che ha messo a dura prova la capacità di spesa dei comaschi. «I consumi delle famiglie lariane – spiegano gli analisti di Confcommercio – hanno subìto e subiranno un calo pari all’1,1% tra il 2011 e il 2013. A livello lombardo il calo sarà dello 0,9%: il dato lariano è quindi peggiore della media regionale».
Sempre per quanto riguarda i consumi delle famiglie comasche, «nel decennio 2001-2010 c’è stata una variazione positiva dello 0,6%, mentre dal 1996 al 2000 sono saliti del +2,5%». Poi, negli ultimi anni, il crollo.
Secondo il rapporto reso noto ieri, anche i prezzi sono in flessione nel Comasco, a differenza dei rincari avvenuti nei periodi precedenti. «Tra il 2011 e il 2013 – sottolineano gli esperti – si prevede un calo dei prezzi pari allo 0,8%, in controtendenza sia rispetto al quadriennio 1996-2000, in cui si è avuta una variazione dei prezzi pari a +0,7%, sia al decennio 2001-2010 in cui la crescita è stata dell’1,1%».
Nel rapporto di Confcommercio si legge poi che «il settore dei servizi è sicuramente il comparto con il maggior numero di occupati». Le imprese nel complesso registrate in riva al Lario sono infatti 50.630 e contano 262mila addetti, di cui lo 0,6% nell’agricoltura, il 37% nell’industria e il 62,4% nei servizi, commercio compreso. Per quanto riguarda le oltre 50mila aziende, 2.217 sono attive nel settore agricolo (pari al 4,4%), 17.884 nell’industria (35,3%), 10.796 nel commercio (21,3%) di cui 4.927 al dettaglio e 3.588 nei servizi di alloggio e ristorazione, 14.385 rientrano tra gli altri servizi (28,4%) e 1.760 non sono classificabili (3,5%). Un’impresa su cinque, in sostanza, è riconducibile al comparto commerciale in senso stretto, mentre, se consideriamo anche i servizi, si arriva alla conclusione che metà delle imprese attive in provincia di Como appartengono al settore terziario.

Marcello Dubini

Nella foto:
Molti esercizi commerciali hanno chiuso i battenti durante lo scorso anno

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