Como, bar e negozi vuoti, polizia intenta a presidiare il territorio. I cittadini si adeguano alle prescrizioni

Io resto a casa

Como, nei primi giorni di chiusura totale della Lombardia, mostra un volto anomalo. È forse eccessivo parlare di città fantasma, ma sicuramente quella osservata ieri mattina è una realtà nuova che si è trovata a dover assimilare controvoglia e in fretta, seppur giustamente, le misure stringenti per contrastare il contagio da Coronavirus varate sabato sera, con l’ingresso di tutta la Lombardia nell’area “arancione”. Un provvedimento che ieri sera è stato esteso, come annunciato dallo stesso premier Giuseppe Conte, all’intera Penisola.
Ma torniamo a Como. Che la normale routine di migliaia di comaschi sia drasticamente cambiata è stato subito evidente entrando in un bar per fare uno dei gesti quotidiani più semplici come bere un caffè. Se infatti fino a pochi giorni fa l’attenzione e la cura nel seguire le regole sanitarie già in essere, era tenuta in considerazione, da ieri mattina tutto ciò ha avuto un irrigidimento ulteriore. Ecco allora, ad esempio, che in un bar di via Milano, oltre a campeggiare numerosi cartelli che invitano a mantenere la distanza di sicurezza di un metro, per dissuadere in modo gentile i più restii al rito della tazzina al bancone, proprio sul bancone sono stati posizionati dei contenitori voluminosi – di caffè ovviamente – così da fa passare il messaggio: vanno mantenute le distanze. Così come negli altri locali dove i tavoli sono stati collocati gli uni distanti dagli altri. Tutte misure necessarie che però non possono nascondere un’altra dura realtà, ovvero che questi stessi bar sono in prevalenza vuoti. E attraversando la città il colpo d’occhio, rispetto a un normale lunedì di qualche settimana fa, è impressionante. Posteggi disponibili ovunque, semafori senza code. In alcune strade centrali non si vedeva nemmeno una macchina. L’impatto del decreto Conte è stato dunque molto forte con pochi mezzi e poche persone a passeggio sui marciapiedi. Senza tralasciare la presenza, del tutto nuova nei punti di accesso alla città come la fine di via Napoleona o sul lungolago, di alcune pattuglie di agenti di polizia intente a fermare le automobili, indossando la mascherina, per spiegare le nuove disposizioni.
Uno stravolgimento di abitudini che si percepisce da molti altri dettagli. Come vedere, fuori da un piadineria, non più l’affollamento dei ragazzi appena usciti da scuola e affamati ma il locale vuoto con la proprietaria intenta a passare le piadine ai clienti rigorosamente rimasti fuori e a debita distanza. Una situazione dunque surreale con una città silenziosa, ovattata, rallentata dalle drastiche misure necessarie per contenere la diffusione del contagio. Provvedimenti che, bisogna ricordare, prevedono la sospensione di eventi e competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Stop alle attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri benessere, centri termali, culturali, sociali e ricreativi. Chiusi anche gli impianti sciistici, così come i musei e i luoghi della cultura. Le scuole, di ogni ordine e grado, restano chiuse. Sono consentite le attività di ristorazione e bar dalle 6 alle 18 con l’obbligo di mettere in atto le misure per garantire la distanza tra le persone di almeno un metro. Nelle giornate festive e prefestive sono chiuse le medie e grandi strutture di vendita e gli esercizi presenti nei centri commerciali e nei mercati.

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