Como capitale del Folk

Grandi eventi – Al Teatro Sociale bilancio positivo per la prima edizione del festival dedicato ai suoni dei popoli
Questo Rock’n’Folk Festival s’ha da rifare. Sembra quasi banale sostenerlo, ma visti i precedenti occorre dirlo a voce alta. A Como non mancano le idee, le location e nemmeno le risorse artistiche ed economiche. Quel che manca – lo abbiamo sostenuto anche lo scorso anno in occasione del già defunto Moa-Music on air, la “fiera della musica” di Cernobbio – è la continuità. Senza un progetto che permetta di far crescere ciò che si costruisce, ogni volta ci ritroveremo all’anno zero.
Un

vero peccato, perché la kermesse dedicata al folk meriterebbe una seconda occasione per svilupparne i muscoli e limarne i difetti. Quelli tipici di una bella neonata a cui tutti vogliono bene, ma che nessuno sa prendere per mano per darle un futuro.
Eppure gli sforzi che hanno portato a questo lieto evento, condiviso da più parti, sono stati molti. E gli ottimi risultati si sono visti in particolare nelle due notti live, cuore pulsante del festival, che hanno animato un quasi “tutto esaurito” al Teatro Sociale di Como. I meccanismi della prenotazione e la gratuità dell’evento hanno lasciato qualche poltrona vuota, ma rimane evidente che il pubblico ha voluto premiare gli organizzatori con una presenza numerosa e calorosa.
Non tutti gli ospiti hanno funzionato, ma le perplessità procurate dai Mancamezzora sono state subito ricompensate dalla superba performance di Peppe Voltarelli, uno dei musicisti fortemente voluti da Davide Van De Sfroos, direttore artistico della rassegna. E i big stranieri? Se Hevia e la sua cornamusa (nella foto) sono così particolari che certamente non verranno dimenticati, la Paul McKenna Nand si è invece un po’ persa nelle strade già percorse con più successo dagli Hothouse Flowers. Come già detto, errori di gioventù. Errori che si possono perdonare se servono per diventare grandi: il punto rimane questo. Lo sa bene anche il menestrello lariano che, nel suo condivisibile elogio a questa e altre esperienze, non ha, per ora, potuto indicare la via del bis. Tutto nasce e tutto muore, quindi? Secondo Marco Fumagalli, dirigente del settore Politiche Giovanili del Comune di Como, assessorato che ha sostenuto l’evento, assolutamente no. «Siamo arrivati fin qui passando dalle Notti Bianche alla Festa della Musica, dal Moa al Rock’n’Folk, è stato un lungo percorso», dice. Che però rischia di non lasciare nulla sul campo. «No – prosegue Fumagalli – questa manifestazione è stata pensata per essere sostenibile anche senza finanziamenti pubblici. Il successo ci dà ragione e presto parleremo con De Sfroos per capire chi vorrà lavorare con noi il prossimo anno. Abbiamo dato inizio a una grande opportunità, ora si tratta di raccogliere il testimone».
Barbara Minghetti, presidente del teatro che ha ospitato i momenti più attesi del festival, è più concreta. «Ho molto apprezzato questo progetto, frutto di una esperienza condivisa in buona parte fin dall’inizio, che ha portato in teatro tanti giovani. Ora però occorre sedere attorno a un tavolo per costruire eventi che possano durare nel tempo e farsi un nome».

Maurizio Pratelli

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