Como e il calcio, amore difficile
Cronaca, Sport

Como e il calcio, amore difficile

Il futuro dovrà passare dallo stadio. Il legame tra pallone e turismo è il vero obiettivo

«Il Calcio Como deve affidarsi a imprenditori di spessore, intenzionati in primis a un rilancio dello stadio. Solo così e grazie ai soldi che ne deriverebbero si potrebbe pensare in grande anche dal punto di vista calcistico. Ma la città non ci sente».

A parlare è Nini Binda, ex assessore comasco e mecenate lariano che in più di un’occasione si è speso in prima persona per la propria città. Quindi, sulle ceneri ancora fumanti dell’ennesimo disastro per la Como calcistica, ovvero la “condanna” a un altro anno in serie D dopo il rigetto da parte del Coni del ricorso per essere ripescati in serie C, c’è chi si interroga sul futuro della squadra, dello stadio e dei tifosi. Presupposto: riuscire a sfruttare il patrimonio di cui dispone la squadra, ovvero lo stadio Sinigaglia, ovviamente in sinergia con il Comune che ne è proprietario. «Bisogna lavorare su una delle zone più belle della città e trasformare lo stadio. Solo così ci si salva. Creare un parcheggio, rivitalizzare l’area, ripensare in modo moderno l’impianto – dice Binda – tutto ciò porterebbe un indotto enorme. Per farlo ci vogliono imprenditori di alto profilo capaci di intravedere le potenzialità di una simile operazione, da collegare ovviamente anche a una squadra di calcio che, in tale contesto, saprebbe sicuramente generare profitti migliori degli attuali. Investitori capaci, ad esempio, di adempiere senza tentennamenti alle formalità necessarie per presentare domanda di ripescaggio in serie C».

La vicenda è nota: l’avvocato Edoardo Chiacchio, che difendeva il Como nel ricorso, aveva cercato di dimostrare che i bonifici destinati alla Lega Pro ed emessi dai lariani, avevano lo stesso valore di una fidejussione, bancaria o assicurativa, ovvero i documenti richiesti. Ma la Federcalcio però, come sottolineato dal Collegio di Garanzia dello Sport, non prevede per l’iscrizione ai campionati «la possibilità di avvalersi, in alternativa alle fidejussioni (di 350mila e o di 300mila) in favore delle Lega Pro, di bonifici con importo uguale a quello prescritto per le garanzie».

Da qui la decisione di respingere il ricorso. «Como ha sempre volato basso su questo tema. Incredibile con un simile patrimonio e le possibilità di sviluppo connesse», chiude Binda. Sicuro della validità del binomio calcio – turismo è Andrea Camesasca, vicepresidente dell’associazione albergatori di Confcommercio. «Sono due mondi che possono andare d’accordo. Certo, l’esempio è quello di team con impianti accoglienti, che sappiano offrire l’aspetto ludico, commerciale e di intrattenimento. Per quanto riguarda la possibilità di fare magari una passeggiata direi che lo scenario in cui si trova il Sinigaglia non ha eguali al mondo. Ci vogliono però capitali e coraggio», dice Camesasca.

Più netto, sia sul comportamento della società che dei tifosi, che si sono scagliati contro la società, è Niki D’Angelo, in passato coinvolto nelle sorti del Calcio Como durante l’era Preziosi. «La città non ha mai mostrato grande interesse per il calcio, fatta eccezione per i tifosi. La società calcistica, da parte sua, non ha semplicemente rispettato le prescrizioni richiesta dalla Federazione per domandare il ripescaggio. Perché dunque lamentarsi o cercare di prolungare l’agonia e le spese con l’ultima carta del ricorso al Tar? Perché invece non risparmiare i soldi e investirli per fare un anno in serie D sereno, limpido, che possa portare alla fine della stagione, si spera, buone notizie?», si chiede D’angelo.

«Le cose tristi della vita sono altre – dice lo scrittore bellanese Andrea Vitali da sempre fan del Como – ma da tifoso sono sconsolato perché in serie D ho rischiato di addormentarmi nelle poche partite che ho visto. Secondo me se la sono guadagnata, la serie D, con la fine di campionato che hanno fatto. Avevano la promozione a un tiro di pallone, bastava un golletto ed eravamo in C, quindi la permanenza in D se la sono meritata. Avrei scommesso metà pensione sul fatto che saremmo risaliti, era una mela matura da cogliere. Peccato, avevo voglia di tornare allo stadio a vedere un Como in C».

14 Ago 2018

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Fabrizio

Fabrizio Barabesi fbarabesi@corrierecomo.it


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