Como e il canyoning, un’attività nata di recente. L’esperto: «Attrezzatura adeguata, guide esperte e attenzione al meteo»
Cronaca

Como e il canyoning, un’attività nata di recente. L’esperto: «Attrezzatura adeguata, guide esperte e attenzione al meteo»

La tragedia nelle gole del Raganello, in provincia di Cosenza, deve ancora essere definita nei sui dettagli più tragici. Ovvero il numero esatto di feriti e vittime – l’ultimo bilancio parla di 10 morti – e le cause.
In uno dei luoghi più ricercati per il canyoning e le escursioni tra gole, rocce e torrenti, dalle prime ricostruzioni e testimonianze sarebbero state recuperate anche persone non adeguatamente attrezzate per simili attività. L’improvvisa situazione meteorologica che si è venuta a creare avrebbe causato la morte dei turisti.
Un’ennesima sciagura che fa riflettere, visto che anche il territorio comasco offre diversi tracciati e percorsi suggestivi dove fare canyoning. Dai più semplici a quelli più impervi dove, di recente, si presentano sempre più visitatori in cerca di esperienze nuove. Si tratta, se fatto con le accortezze dovute e senza improvvisarsi, di un’attività sportiva che consiste nella discesa, calandosi con corde o trascinati dalla corrente, di strette gole solcate da corsi d’acqua e, a differenza di altri sport dove si usano imbarcazioni – come il rafting – ci si avventura a piedi.
E come ogni attività di tal natura bisognerebbe attenersi sempre a regole ben precise. «Innanzitutto bisogna farsi accompagnare da personale capace – spiega Alberto Trombetta guida esperta, iscritta all’elenco della Federazione internazionale delle guide di montagna che organizza sul territorio lariano, insieme ad altre guide, anche escursioni di canyoning – Mai avventurarsi in situazioni potenzialmente pericolose senza un supporto di professionisti. Fondamentale affidarsi a una guida o a una figura esperta e non a una semplice persona del luogo. E soprattutto bisogna essere attrezzati nella maniera corretta». Fa riflettere infatti apprendere come alcune delle povere vittime sarebbero state ritrovate in abbigliamento da spiaggia, visto che in alcuni punti di queste gole si poteva fare il bagno.
«Questo è l’aspetto più critico. Pur non avendo ancora tutti i dettagli di quanto successo, è importante sottolineare, al di là delle considerazioni su questa immane tragedia, che le persone devono essere sempre guidate e consigliate in modo appropriato. Non bisogna mai sottovalutare la situazione pensando magari a un percorso semplice. Vietato esporsi a rischi inutili, soprattutto quando ci si mette a confronto con la natura e ci si inoltra in gole e in torrenti. L’imprevisto può sempre essere dietro l’angolo e bisogna essere pronti ad affrontarlo in modo corretto».
Ma ecco una mappa – non esaustiva, visto che il canyoning può in teoria essere fatto in ogni torrente che attraversa gole e si inerpica su e giù per fiumi e cascate – esistente nel Comasco e nelle zone confinanti.
Molto frequentata la val Bodengo, in provincia di Sondrio, ma contigua al territorio comasco.
Si tratta di un’area poco conosciuta ma meta frequente, oltre che di escursioni montane, anche degli appassionati di questa pratica sportiva.
Qui infatti è possibile fare canyoning a partire da un livello adatto ai principianti fino ad arrivare a escursioni per professionisti.
All’interno della provincia di Como è invece molto conosciuta la val Perlana, che unisce da Est a Ovest Lenno e Ossuccio e dove, lungo l’omonimo fiume, esistono percorsi molto frequentati e caratterizzati, ad esempio, anche da un passaggio singolare in una grotta completamente buia, con diversi tuffi e uno spettacolare toboga. E ancora torrenti utili esistono anche a Bellagio, ad esempio lungo il fiume Perlo, e a Porlezza in zona Osteno, dove ci sono percorsi con salti d’acqua alti fino a 5 metri.
Molto frequentati anche canyon a Esino e Varenna, in provincia di Lecco.
«Si tratta di uno sport e di attività molto suggestive che attirano sempre più visitatori. Con un incremento negli ultimi periodi. Si tratta di persone che nella maggioranza dei casi magari lo fanno una volta e basta. Proprio per questo è necessario garantire sempre la presenza di un’attrezzatura adeguata e un supporto conoscitivo adeguato. Bisogna accompagnare le persone e, infine, è fondamentale assicurarsi sempre che le condizioni meteo siano favorevoli», chiude Alberto Trombetta.

21 agosto 2018

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Fabrizio

Fabrizio Barabesi fbarabesi@corrierecomo.it


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