Como, opposizioni all’attacco sui “costi” del consiglio comunale dedicato al regolamento di polizia urbana

la sala del consiglio comunale di Como

I costi della politica, si diceva una volta. Quando si parlava degli stipendi e delle indennità elargite a piene mani dalla casta a sé stessa. Una situazione via via scomparsa: un po’per mettere una pezza ai bilanci, un po’ per trovare qualche voto in più sulla strada di una facile moralizzazione. Quei costi della politica sono stati quasi azzerati, anche se non è chiaro quanto e in che modo la democrazia abbia guadagnato in efficacia ed efficienza. Altri costi rimangono. Indispensabili. Quelli della partecipazione, ad esempio. Sebbene talvolta qualcuno sottolinei come la troppa discussione possa non servire a chi la propugna e far male alle tasche dei cittadini.

L’argomento ètornato d’attualità in questi giorni a Como, dove il consiglio comunale è impegnato in una defatigante discussione sul nuovo regolamento di polizia locale. Una valanga di emendamenti si è abbattuta sui pochi articoli che compongono lo stesso regolamento.

La maggioranza, intenzionata ad approvare prima possibile la delibera e temendo perciò manovre dilatorie, non ha accolto la richiesta di riportare in commissione il testo. Così, da tre sedute i consiglieri comunali cavillano su norme, commi, paragrafi e virgole. Confermando l’amore viscerale, e tutto italiano, per la disputa burocratico-giurisprudenziale.

Ora si dà il caso che le opposizioni, praticamente in coro, abbiano fatto notare come questa discussione stia costando al cittadino comasco una cifra ragguardevole. E come il conto sia destinato a salire, sino a diventare in qualche modo imbarazzante. In media, tra gettoni di presenza e lavoro straordinario dei dipendenti, per ogni riunione dell’assemblea di Palazzo Cernezzi si spendono più o meno 3mila euro.

«Di questo passo dice Stefano Fanetti, capogruppo del Partito Democratico – per terminare l’esame degli emendamenti ci vorranno altre quattro o cinque sedute». Insomma, serviranno non meno di 20mila euro per portare in fondo la discussione sul regolamento di polizia locale. Soldi ben spesi? «La democrazia ha i suoi costi e non sarò certamente io a mettere in dubbio l’importanza e l’utilità del dibattito consiliare – dice ancora Fanetti ma in questo caso, per ragioni che si fa fatica a comprendere, stiamo letteralmente gettando decine di migliaia di euro dalla finestra».

Il motivo lo spiega Fabio Aleotti, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle: «Nel momento in cui sono stati presentati così tanti emendamenti – dice sarebbe stato più ovvio tornare in commissione. Qui si sarebbero potuti eliminare errori di forma, riferimenti normativi sbagliati e tutto ciò che non avesse una sostanza politica ma fosse soltanto tecnico-formale. Con i soldi necessari a coprire i costi di un consiglio comunale avremmo potuto fare dieci commissioni».

L’esempio portato da Aleotti arriva direttamente dall’ultima seduta consiliare, quella di giovedì scorso, quando il consigliere di Civitas Bruno Magatti ha sollevato la questione dell’illegittimità dell’articolo sulla pesca notturna, in contraddizione con quanto stabilito dalla legge regionale. L’assemblea si è paralizzata a lungo, sino a quando non ha deciso di accantonare l’argomento per dare tempo agli uffici di verificare l’osservazione di Magatti e predisporre eventualmente un nuovo testo.

«Se avessimo potuto discutere di tutto ciò in commissione – dice ancora Aleotti – non avremmo perso tempo e, soprattutto, non avremmo sprecato denaro pubblico».

Giovedì, peraltro, le opposizioni hanno garantito, entrando in aula al secondo appello, il numero legale in consiglio. La seduta si era aperta con larghissimi vuoti tra i banchi della maggioranza, imputati da qualcuno ai rapporti molto tesi tra Forza Italia e il resto del centrodestra. Qualcun altro, però, ha fatto notare come il rinvio del consiglio per mancanza del numero legale avrebbe comportato, di fatto, la prosecuzione del dibattito sul regolamento in seconda convocazione, ovvero con sedute valide alla presenza di un terzo dei consiglieri assegnati. Anche per questo, le opposizioni dopo un conciliabolo durato qualche minuto – hanno scelto di entrare e di garantire la validità della seduta. Conservandosi la carta del numero legale per un’altra occasione.

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