Como piange don “Titino” Levi. Fu promotore dello scoutismo lariano

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Diocesi in lutto
Domani alle 14 i funerali nella “sua” parrocchia di Prestino

Epifania triste per la chiesa comasca: la diocesi è in lutto per la scomparsa, nella notte tra sabato e domenica scorsi, di don Giambattista “Tito” Levi, 91 anni, storica figura della comunità cristiana lariana. Era stato anche, nel 1964, il primo parroco di Prestino. E proprio nella chiesa del quartiere comasco è stata allestita domenica la camera ardente. Domani alle 14 si terranno i funerali.
Dal 1947 fino al 2004 Don Tito è stato assistente degli scout di Como ed è stato, come

detto, il primo parroco di Prestino.
Don Titino è morto domenica per un arresto cardiaco, nella sua residenza nella parrocchia di San Giuliano, in città, dove risiedeva da qualche anno.
Nato il 24 luglio 1922 a Chiavenna, Don Levi, dal 28 dicembre 1963, è stato a Prestino, quando la parrocchia fu scorporata con decreto del vescovo lariano Felice Bonomini da quella del quartiere cittadino di Breccia e seguì in prima persona la costruzione della nuova chiesa, poi consacrata nel 1972. Per 25 anni, inoltre, don Titino è stato insegnante all’Istituto Caio Plinio di Como, e fino alla sua scomparsa è stato presidente della Cooperativa editoriale che pubblica “Il Settimanale della Diocesi di Como”, di cui fu fondatore. Il Comune di Como nel 2004 (anno in cui ha lasciato l’incarico parrocchiale a Prestino) gli ha attribuito la più importante benemerenza civica, l’Abbondino d’Oro. Tra le motivazioni del premio, l’impegno che negli anni Don Levi ha profuso per aggregare i ragazzi: non è un caso che a Prestino, uno dei suoi primi atti fu quello di fondare il gruppo “Scout Como III”.
In molti in città ricordano il suo incarico di docente di religione che lo impegnò per oltre un quarto di secolo tra gli studenti dell’Istituto Caio Plinio. Generazioni di “ragiunatt” comaschi così sono arrivati alla maturità anche grazie al suo aiuto, come professore ma soprattutto come assistente spirituale. Alla Ragioneria di Como era considerato – ricorda il comasco Adriano Giudici che è stato suo allievo oltre che suo parrocchiano – «uno dei santi protettori degli studenti. Negli scrutini finali si batteva come un leone, riuscendo quasi sempre a trovare le motivazioni per trasformare in sufficienza un cinque meno». Ma non mancava di incitare a un maggior impegno.
Memorabili le sue lezioni di religione, che non mancavano di aprire al dialogo ecumenico nel segno di una grande spiritualità e di una grande umanità. «Negli ultimi tempi da parroco, ricevette alcune “visite” da parte di tossicodipendenti del quartiere – ricorda Giudici – La sua amarezza non fu causata dai danni fisici, quanto dall’essere stato colpito dopo una vita spesa per e con i giovani».

Nella foto:
Don Giambattista “Tito” Levi con l’Abbondino d’Oro attribuitogli nel 2004 (foto Fkd)

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