Como rivendica la centralità del proprio ruolo

Frigerio: «Il capoluogo spetta a noi». Gli Albergatori: «Il Lario è il brand più forte»
In un momento di indecisione, il consiglio potrebbe essere quello di affidarsi alla storia. Se – in attesa di conoscere se davvero diventerà realtà il maxi-ente formato dalle province di Varese, Como e Lecco – si dovesse ragionare su quale città dovrà avere l’onore di essere il capoluogo, perché non guardare al passato? È la convinzione di Giancarlo Frigerio, presidente della Società Archeologica Comense.
«Il ruolo di Como è sempre stato decisivo. Dovrebbe spettare a noi il compito di rappresentare
 il capoluogo – spiega Frigerio – Se così fosse non faremmo altro che tornare indietro fino al 1927, quando Varese era unita al nostro territorio».
Solo in quell’anno, infatti, venne istituita la provincia di Varese. «Oggi, inoltre, ricompattando queste tre province si arriverebbe a creare un territorio dalle dimensioni molto estese. Inferiore solo a Milano e a Brescia. Diventeremmo anche decisivi a livello strategico e infrastrutturale», aggiunge il presidente dell’Archeologica. Il dibattito su chi dovrà guidare la nuova mega-provincia, insubrica o prealpina che dir si voglia, si è riacceso dopo un recente intervento dell’eurodeputata del Pdl Lara Comi, coordinatrice tra l’altro del partito proprio a Varese. Categoriche le sue parole. «Se saremo costretti a entrare in una provincia più ampia, si dovrà allora tenere in considerazione il fatto che Varese è il quarto territorio più popoloso della Lombardia con quasi 890mila abitanti, più delle province di Monza, Como o Lecco», ha detto l’altro giorno l’eurodeputato.
Il dibattito, inevitabilmente, coinvolge tutti i settori della società, a partire dal mondo economico. Un comparto strategico è quello turistico.
«Se si arriverà all’accorpamento, ce ne faremo una ragione. E se dovesse essere prescelta Varese come capofila ci adegueremo, anche se ovviamente preferirei Como», dice Andrea Camesasca, vicepresidente degli Albergatori lariani nonché consigliere delegato per il Turismo della Camera di Commercio di Como. Ma l’aspetto importante è un altro.
«Detto ciò, sarà decisivo mantenere il prodotto Lago di Como ben separato dal resto. Il brand del Lario ha acquisito importanza anno dopo anno – spiega Camesasca – Oggi ha raggiunto un grado di riconoscibilità elevato che deve essere salvaguardato e che sicuramente è più efficace di quello di Varese. Territorio che, tra l’altro, presenta un’offerta turistica spesso in antitesi con quella della nostra zona».
Se però, alla fine, le tre province dovessero essere unite, si potrà e si dovrà operare proficuamente tutti insieme, a prescindere dal capoluogo. «Si potrà lavorare a un prodotto dei laghi – afferma il vicepresidente degli Albergatori lariani – Dovremo impegnarci per creare qualcosa di nuovo». Imprescindibile la salvaguardia di una clausola. «Il brand Como è quello più forte. Non lo dico io, ma lo certificano i numeri. E quindi tutto ciò che potrà nascere, in simbiosi con Varese e Lecco, dovrà accodarsi all’esperienza comasca», conclude Camesasca.
L’ultimo intervento è del campione mondiale di calcio, il comasco Claudio Gentile, che però ha debuttato sui campi di pallone proprio a Varese. «Per me rappresentano due città fondamentali. Anche se ovviamente faccio il tifo per Como – dice Gentile – Ma lancio un’idea. Perché non facciamo scegliere ai cittadini con una bella votazione?».

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Giancarlo Frigerio

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.