Como “vaso di coccio” sul fronte delle mostre, decisive le scelte dei prossimi dodici mesi

Villa Olmo

Guardiamo al nuovo anno con amarezza e al contempo speranza (a costo zero ed è sempre l’ultima a morire), sul fronte della cultura e in particolare dell’arte. Amarezza perché è facile lo sconforto pensando al “quasi vuoto pneumatico” vigente a Como sul fronte mostre (quelle che mobilitano pubblico e non solo amatori). Varchiamo ad esempio la frontiera con la Svizzera per un raffronto lungo quell’asse insubrico che ci vede al centro di un ponte virtuoso tra il Nord Europa e la Milano operosa degli ultimi anni. Al Max Museo di Chiasso, regolarmente aperto anche domani, prosegue fino al 16 febbraio la mostra Marcello Dudovich, fotografia fra arte e passione, omaggio al maestro della pubblicità d’arte.
E al Max è già alle porte un altro evento: dall’8 marzo al 13 settembre ci sarà una grande mostra su Alberto Giacometti, uno fra i più rilevanti artisti del XX secolo, che presenterà per la prima volta il suo intero corpus grafico, con oltre 400 fogli, tra xilografie, incisioni a bulino, acqueforti, puntesecche e numerosi libri d’artista.
Bella forza, oltre frontiera hanno fior di banche. Par di sentirli, i soliti luoghi comuni, i soliti rimbrotti. No, oltre frontiera sanno anche creare strategie di lungo periodo e collaborazioni. Altro esempio? A Lugano, dal 15 marzo il museo Masi presso il centro polivalente Lac ospiterà una selezione di capolavori provenienti da una delle collezioni private più prestigiose al mondo: la collezione Emil Bührle. La collezione custodisce dipinti dei più importanti artisti del XIX e XX secolo, in particolare dei principali rappresentanti dell’impressionismo e del post-impressionismo. Tra gli artisti Monet, Cézanne, Renoir, Gauguin e Van Gogh.
Che Como sia compressa a mo’ di guscio (vuoto, per ora) in mezzo a uno schiaccianoci di eventi lo documenta anche una concorrenza tutta lariana, ossia quanto si propone a Lecco, dove Palazzo delle Paure in piazza XX settembre si affida ai Macchiaioli, protagonisti della mostra aperta fino al 19 gennaio per raccontare la loro “rivoluzione d’arte” con un’ottantina di opere.
E nella stessa sede durante l’Avvento si è aggiunta una chicca, un’opera di Jacopo Robusti detto il Tintoretto, l’Annunciazione. La si può ammirare fino al 2 febbraio.
Ciliegina su una torta amara, fanno pensare anche i manifesti di grande formato che reclamizzano a Como la mostra Divisionismo. La rivoluzione della luce in corso dal 23 novembre sino al 5 aprile 2020 a Novara nella cornice del Castello Visconteo Sforzesco, che ha l’ambizione di essere «la più importante mostra dedicata al Divisionismo realizzata negli ultimi anni». Lecito nutrire dubbi sulla reciprocità, ossia che a Novara analoghi manifesti promuovano eventi culturali comaschi. In passato era già avvenuto con le mostre del Castello Visconteo di Pavia, protagoniste di una campagna di affissioni a Como.
Città che insomma, per usare una famosa espressione manzoniana, è classico vaso di coccio in mezzo a tanti vasi di ferro. Ed è un peccato perché il Lario vive un momento positivo sul fronte della visibilità turistica internazionale e sarebbe un delitto farlo funzionare sempre a scartamento ridotto. Per questo il 2020 sarà decisivo per il fronte mostre e spazi destinati a ospitarle.
Ritrovamento che meriterebbe ben altra campagna promozionale, dovrà trovare sede, probabilmente al museo Giovio, il tesoro delle monete d’oro di epoca romana rinvenute in via Diaz. E a proposito dei musei, c’è da restaurare il Tempio Voltiano che da un lustro funziona dimezzato e rimane aperta la questione dell’annosa mancanza di un direttore del sistema museale cittadino.
Ma la madre di tutte le sfide si chiama Villa Olmo, storica sede di grandi mostre, proprietà comunale da quasi un secolo.
La fondazione che per volontà del Comune gestirà il compendio (parco e villa) sta nascendo, nell’iter Palazzo Cernezzi è coadiuvato dalla società romano-milanese Struttura che ha vinto il relativo bando, ma ci sono molti paletti da varcare prima di vederla nascere.
I prossimi 12 mesi saranno consacrati a ottenere l’assenso a parteciparvi da parte di Provincia, Camera di Commercio e Regione (quello col Pirellone è uno dei prossimi incontri in agenda insieme a quello con la Soprintendenza). Poi andrà pubblicato l’avviso pubblico per le manifestazioni di interesse da parte dei privati (la cui partecipazione è un altro pilastro dell’operazione) e poi occorrerà proporre statuto e patti parasociali della fondazione al consiglio comunale di Palazzo Cernezzi. Nessuno degli enti contattati cui è stato esposto il business plan della fondazione ha finora deliberato sulla propria partecipazione all’iniziativa anche se, assicura il Comune, «le premesse sono ottimistiche».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.