Compie 200 numeri la rivista dell’Archeologica

Reperti nella sala romana del Museo Giovio

Una mostra nella chiesa di San Cosma e Damiano per le festività di Sant’Abbondio e un convegno di studi programmato per ottobre presso l’Università dell’Insubria faranno da coronamento alle celebrazioni della imminente pubblicazione del numero 200 della “Rivista Archeologica”, il periodico della Società Archeologica Comense.
«Ne saranno oggetto – dice il presidente emerito del sodalizio Cesare Piovan – grazie al contributo di archeologi e specialisti, lo studio dei recenti scavi di piazza Grimoldi e la chiesa di San Giacomo nonché le indagini per la ricostruzione della linea di costa e del porto di Como romana».
L’origine della Rivista risale al dicembre del 1871 quando una Commissione Archeologica Provinciale allora esistente, presieduta dal canonico Vincenzo Barelli, ne deliberò la pubblicazione allo scopo di illustrare «i monumenti pubblici e privati, gli oggetti di archeologia e di arte bella e la raccolta di iscrizioni, di documenti, di tradizioni, di canzoni popolari, di voci vernacole e di nomi corografici».
Il primo numero vide la luce l’anno successivo per i tipi dell’editore Carlo Franci.
«Il successo della pubblicazione fu immediato tanto che il ministro della Istruzione pubblica Cesare Correnti – ricorda Piovan – ne chiese l’invio di settanta copie per farne dono a tutte le altre province del neonato Regno d’Italia. Furono gli stessi curatori della rivista a fondare, trent’anni dopo, nel 1902, la Società Archeologica Comense che, adottandola come proprio periodico, ne garantì la regolare continuità sino ai nostri giorni. Singolare l’interesse dei primi numeri. Fu il Barelli, grazie alle segnalazioni del notaio Giovanni Antonio Galli, che aveva poderi in Rondineto, a intuire (siamo nel 1877) che lungo il versante soleggiato del Monte Croce (nell’attuale Spina Verde) fosse la sede della “prima Como” come, un secolo più tardi, le ricerche hanno dimostrato».
Alla direzione della Rivista gli succederà un altro dei pionieri dell’archeologia comasca, Alfonso Garovaglio, grande viaggiatore e collezionista, noto per aver lasciato le sue ricche collezioni ( tra cui la celebre mummia della sacerdotessa Isiuret) al Museo Civico.
Tra gli estimatori della rivista, il grande storico ed epigrafista Teodoro Mommsen. Molti gli scambi con istituzioni italiane ed estere, tra cui il British Museum.
«Ad Antonio Magni, medico e primo presidente della Società Archeologica – ricorda Piovan – si devono gli studi, con accurati grafici, sui massi avelli (tombe scavate in giganteschi pietroni) e sulle rocce con incisioni simboliche».
Per un trentennio fu direttore Giorgio Luraschi, docente di Diritto romano all’Insubria e grande cultore della Romanità di Como. Oggi dirige il periodico la studiosa Fulvia Butti Ronchetti.

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