Compito in classe sui parcheggi

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di Marco Guggiari

L’ultimo annuncio è dei giorni scorsi e prevede che il mini-parcheggio (da settanta a cento posti auto) davanti all’ex centrale termica della Ticosa, l’edificio fatiscente che incrociamo percorrendo viale Roosevelt, sarà pronto entro l’anno prossimo. Nello scorcio che resta del 2021 sono previsti il progetto e l’indizione della gara.

Non è la prima volta che se ne parla. Il sindaco promise addirittura un parcheggio in tutta l’area ex Ticosa entro il Natale del 2018. Poi si garantì che il posteggio, sia pure limitato all’area antistante la Santarella, sarebbe stato pronto entro aprile-maggio 2019, con tanto di ipotesi tariffarie. In seguito una mozione del consiglio comunale, votata l’1 ottobre dello stesso anno con i voti decisivi delle minoranze, disse sì a questa funzione. Infine, dopo il disastro del fallimentare bando per la bonifica dei terreni dell’ex tintostamperia, nello scorso mese di aprile il Comune promise di predisporre il progetto entro quest’estate.

Fin qui il riassunto delle parole sprecate e dei tre anni inutili trascorsi. Vedremo cosa accadrà. Può darsi che le vicine elezioni facciano il miracolo laico. Interessa però, più in generale e al di là dello specifico caso, ragionare sui parcheggi in città. Non si può proseguire così. Mancano autosili, mancano soluzioni, manca una prospettiva ragionata. Adesso che i lockdown sono finiti, si spera per sempre (?), siamo tornati a girare a pieno regime per le vie di Como inquinando, sprecando carburante, perdendo tempo e denaro, esasperandoci.

Il capoluogo non ha avuto risposte per troppo tempo su questo tema strettamente connesso alla mobilità. È venuto il momento di domandarsi qual è la prospettiva e di chiederlo ai candidati sindaco, quando questi saranno individuati. Serve anche qui una visione che tenga conto della conformazione di Como, dei suoi limiti di sopportabilità del traffico in termini qualitativi e quantitativi, ecologici e di percorribilità delle strade.

Serve una risposta definitiva alla questione dell’autosilo più inutilizzato della storia, quello della Valmulini, di fronte all’ex ospedale Sant’Anna, a ridosso di via Napoleona. Gli incentivi tariffari, è dimostrato, non bastano. Nemmeno con il ticket a un euro, incluso il biglietto del bus per l’intera giornata, in epoca preCovid e prenatalizia gli stalli si riempivano. Qualcosa vorrà pur dire. E non occorre grande scienza per capire che ciò era dovuto soprattutto alla mancanza di rapidità dei movimenti. Con la Napoleona bloccata in coda solo un masochista potrebbe optare per questa soluzione. Dunque è necessario un piano, magari impopolare ma credibile (a proposito, il Piano del traffico vigente ha vent’anni). Un piano finalizzato a orientare e a creare una nuova abitudine tra gli utenti. Un piano che non pretenda la passiva accettazione delle ore sugli autobus. Un piano che presupponga l’impegno, lo sforzo, l’accordo comune tra diversi soggetti (quello titolare e protagonista dei trasporti pubblici su gomma e quello della vigilanza municipale sono decisivi).

Tutto questo in attesa che poi si realizzino altri posteggi, quelli promessi in Ticosa, nell’area ex Danzas, e ipotetici nuovi autosili che non dovrebbero essere tabù. E che si riprenda in mano il ragionamento sulla metrotranvia e sui parcheggi di corona. Ecco il primo compito in classe per gli aspiranti primi cittadini.

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