Comunicazione e virus, un libro sulla “Fase 1”

Oltre 4

La comunicazione ai tempi del Coronavirus: studiosi e professionisti in diversi campi si sono messi al lavoro per capire come sono state affrontate le difficili settimane della “Fase 1” dell’emergenza.
Da questa serie di riflessioni è nato l’instant book “L’altro virus. Comunicazione e disinformazione al tempo del Covid-19”. L’opera è scaricabile gratuitamente dal sito delle pubblicazioni dell’Università Cattolica, “Vita e Pensiero”.
Il gruppo di lavoro è stato guidato da Marianna Sala, presidente del Co.re.com Lombardia (Comitato Regionale per le Comunicazioni), e dal professor Massimo Scaglioni. Il testo è rivolto a tutti ed è diviso in due parti. Nella prima, dedicata a “Retoriche e media”, si è provato a mettere sotto la lente di ingrandimento il ruolo della comunicazione istituzionale e della televisione. La seconda parte – intitolata “Società, diritto e istituzioni” – affronta, invece, il tema degli effetti del Covid-19 da un diverso punto di vista: quello più propriamente sociale.
«Il giornalismo professionistico si è comportato non bene, ma benissimo – afferma Marianna Sala a proposito del primo filone – perché, salvo magari rare eccezioni, è riuscito a garantire una corretta informazione. Sotto questo profilo, abbiamo rilevato un netto incremento, più del 50%, nella vendita o comunque nella fruizione di quello che riguarda l’informazione locale, che è quella di prossimità, perché ci dice che cosa è successo nella via accanto alla nostra, alle persone che conosciamo».
Il secondo filone tocca una questione molto delicata, di cui si è spesso dibattuto in queste settimane, il tema della diffusione delle fake news che nella “Fase 1” ha rischiato di alimentare l’allarme sociale, condizionando il dibattito pubblico.
Ha collaborato al volume anche la comasca Anna Sfardini, ricercatrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano che ha concentrato il suo lavoro da una parte sulla comunicazione istituzionale del governo e del premier Giuseppe Conte, in particolare, e dall’altra su quella della comunità scientifica.
«Per la prima volta forse nella storia – dice Anna Sfardini – la comunità scientifica è scesa a parlare ai cittadini in una modalità disintermediata e ha occupato tantissimo spazio. L’aspetto interessante da analizzare è come le persone poi costruiscono un rapporto di fiducia con queste fonti, soprattutto in uno scenario, come nella Fase 1, caratterizzato anche da incertezze e informazioni che si sono rivelate poi non perfettamente coerenti con quello che abbiamo vissuto. Occorre mettere più a punto la comunicazione nei casi di emergenza».

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