Con i ragazzi “trasgressivi” servono regole e dialogo

Sono la mamma di una bimba di 6 anni che frequenta la prima elementare, mia figlia è molto curiosa ed è sempre in movimento.
A Natale 2011 le abbiamo regalato lo skateboard, che in moltissime città europee è utilizzato come un normale mezzo di trasporto per andare a scuola, al lavoro, in ufficio. Ci siamo però trovati in difficoltà nel cercare uno spazio dove potesse sperimentare e imparare.
I giardini a lago sono presidio dei ragazzi più grandi e più esperti; aggiungo giustamente, visto lo spazio limitato a loro disposizione. I marciapiedi sono stretti e spesso “sgarrupati”, nelle altre aree pubbliche il terreno non è adatto per imparare a utilizzare questo mezzo e la strada – converrete – non è proprio il luogo adatto.
Resta il centro storico, area pedonale, poco pericolosa con un terreno abbastanza liscio, dove è facile imparare. Dove peraltro circolano altri veicoli a 2 o più ruote non a motore anche laddove sarebbe vietato l’accesso. Qui, mia figlia ha imparato ad andare in bici e a usare il monopattino, perché non anche lo skateboard?
Sono rimasta molto sconvolta nel leggere l’articolo di qualche giorno fa in cui si parlava di un ragazzo preso per il collo! e multato per aver attraversato il lungolago con lo skateboard.
Forse non l’hanno multato semplicemente perché andava tranquillamente in giro con il suo skateboard, forse c’era alla base una ragione più profonda che non viene menzionata. O forse per mia mancanza d’informazione, non mi ero mai preoccupata di pensare che l’accesso alla città fosse vietato agli skater, né tanto meno che questo mezzo potesse essere considerato più pericoloso delle scampanellanti signore o degli attempati signori che al sabato pretendono di attraversare sulla loro silenziosa bicicletta il centro storico senza dover scendere dal sellino. Frenando all’improvviso e lamentandosi se un bambino sfugge di mano alla mamma in area pedonale, rischiando di essere così investito dal loro mezzo.
Sono felice che il nostro sindaco parli di comunicazione e conoscenza, perché ritengo che siano cardini fondamentali di una società civile che si basa innanzitutto sul rispetto reciproco e sulla conoscenza delle esigenze reciproche. Le esigenze degli adulti di oggi e di quelli che lo saranno solo domani, ma che oggi si ritrovano ancora in quella fascia adolescenziale a metà tra un bambino che fa tenerezza e un adulto a cui si porti incondizionatamente rispetto.
Perché l’adolescenza è un’età scomoda fatta di sperimentazione, provocazione e a volte anche di trasgressione. Serve per poterci rendere conto che le regole che ci hanno insegnato hanno un valore umano e sociale e arrivare alla conclusione, attraverso l’esperienza dei propri errori e dei propri limiti, che è davvero un buon modo di vivere. Tutti dovremmo ricordarci che gli adolescenti non sono alieni, ma siamo noi qualche anno fa, e che in questa fase di ribellione le porte chiuse creano solo frustrazione e mai dialogo.
Credo che ognuno di noi dovrebbe impegnarsi un po’ di più a condividere le regole di buona convivenza e a insegnarle ai propri figli, non limitandosi a giudicare con rabbia quello che da fastidio, ma cercando di trovare insieme delle soluzioni equilibrate.
Claudia Salomoni

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.