Concerto per Max Beckmann a Mendrisio
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Concerto per Max Beckmann a Mendrisio

Tra gli artisti del XX secolo, Max Beckmann (1884-1950) è uno di quelli che più ha intensamente vissuto, sentito e sofferto il proprio tempo. La fama, l’esilio, l’ostracismo, e poi un nuovo apprezzamento nel corso degli ultimi anni della sua vita, rispecchiano il destino dell’arte moderna e dei suoi creatori nella prima metà del secolo.

Il Museo d’arte Mendrisio gli rende omaggio fino al 27 gennaio 2019 con una corposa retrospettiva forte di 30 dipinti, 15 acquarelli, 80 grafiche e 3 sculture, documenti proposti al pubblico grazie al sostegno della famiglia e al contributo di Siegfried Gohr, tra i massimi studiosi dell’artista. Si tratta fra l’altro di una occasione rara per poter ammirare buona parte della sua eccezionale produzione grafica, elaborata principalmente tra il 1917 e il 1925.

Beckmann ha toccato, nella sua parabola, grandi vette e conosciuto fasi di abissale declino. Nato a Lipsia nel 1884, nel 1899 entra all’Accademia di Weimar, dove rimane fino al 1903. Nel 1906 si unisce alla Secessione a Berlino, dove vive fino al 1915. Raggiunge precocemente la celebrità con una pittura ancora legata a uno stile tradizionale e tardo-impressionista. Il profondo shock fisico e psichico causato dalla Prima Guerra mondiale lo spinge però al confronto con la pittura modernista, soprattutto francese. Trasferitosi a Francoforte, giunge di nuovo alla celebrità durante gli anni Venti, ma già nel 1933 i nazionalsocialisti lo costringono a lasciare l’incarico di insegnamento e ben presto ricade nell’anonimità. Nel 1937, dopo che la sua arte viene marchiata come “degenerata”, sceglie senza esitazione l’esilio, dapprima in Olanda e in seguito negli Stati Uniti, dove si trasferisce definitivamente nel 1947. Negli anni Trenta e Quaranta realizza, oltre a paesaggi e nature morte, i celebri autoritratti e quadri a tema mitologico e biblico. La sua epoca e la sua vita, compresa tra fama e marginalità, trovano espressione in opere impressionanti, spesso enigmatiche e cariche di simboli, caratterizzate da grande sicurezza nell’uso del colore.

Gli ultimi anni americani gli apportano una rinnovata celebrità e vedono il suo stile evolvere verso una maggiore sintesi, con l’uso di colori più intensi. Max Beckmann muore improvvisamente nel 1950 nel Central Park, mentre si reca ad ammirare una sua opera esposta al Metropolitan Museum di New York.

 

L’artista amava il sud dell’Europa. Durante molti mesi estivi ha viaggiato in Italia e in Francia, sulla costa mediterranea. Amava le sue spiagge e si è lasciato ispirare dal suo paesaggio: dal mare, dalla vegetazione e dalla cucina mediterranea nella realizzazione di dipinti che irradiano serenità e gioia di vivere. Il lavoro di Beckmann non è stato, però, ancora messo in giusto valore nei paesi del Sud.

Sabato 8 dicembre arriverà anche un concerto per valorizzare il pittore nel museo che lo ospita a Mendrisio alle ore 17: ci sarà un monologo di Barbara Paltenghi Malacrida con musiche di W.A. Mozart, E. Ysaye, M. Bruch, P. Hindemith, R. Clarke, G. Gershwin, R. Strauss interpretate da Fabio Di Casola, clarinetto, Alfredo Zamarra, viola, Benjamin Engeli, pianoforte e Massimiliano Zampetti, voce recitante. Concerto per Beckmann è uno spettacolo creato appositamente per la retrospettiva dedicata al maestro tedesco presso il Museo d’arte Mendrisio.

Un monologo, scritto da Barbara Paltenghi Malacrida, racconterà le straordinarie vicissitudini della vita del grande artista tedesco attraverso il ricordo dell’unico figlio di Beckmann: dai primi successi ai terribili anni della Grande Guerra, dall’ascesa negli anni Venti al marchio di artista degenerato durante il Nazismo, dall’esilio ad Amsterdam alla morte negli Stati Uniti nel 1950.

A sottolineare i momenti salienti della biografia è stato chiamato lo Zurich Ensemble che, all’interno delle sale della mostra, seguirà lo svolgersi della vicenda narrata con una descrizione “sonora” dei vari capitoli del racconto: una scelta di brani (da Mozart a Bruch, da Hindemith a Gershwin) per restituire “in musica” l’intensità dell’intera esistenza beckmanniana. Uno spettacolo di immedesimazione e forte impatto emozionale.

Protagonisti della serata saranno tre musicisti e un attore che, con eccezionale bravura, si alterneranno sulla scena: Fabio Di Casola al clarinetto, Alfredo Zamarra, alla viola, Benjamin Engeli, al pianoforte e Massimiliano Zampetti, voce recitante.

L’evento è incluso nel prezzo d’entrata alla mostra.

29 Novembre 2018

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Lorenzo

Lorenzo Morandotti lmorandotti@corrierecomo.it


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