Condannati a vivere in coda. Ogni giorno

Lipomo Coda

Caos, regìa assente e tempi dei semafori tutti da rivedere

La scorsa estate, in un convegno a Cortina d’Ampezzo, Carlo Ratti, architetto del Mit di Boston, presentò un sistema di strade modulari, in grado di cambiare funzione quando diminuisce il traffico. Le auto che “dialogano” grazie ad App collegate con i navigatori sono una realtà da diversi anni. In futuro potrebbero parlare anche con i semafori. I semafori intelligenti ci sono eccome, anche sul Lario.

Il futuro si chiama “smart city”, ma quando arriverà a Como? Il presente, invece, è fatto di veicoli in coda. Sempre sulle stesse strade. Sempre alle stesse ore. Pensare a correttivi, anche semplici, di buon senso, come impiegare un paio di agenti della polizia locale qualche ora al giorno per regolare i semafori? Impossibile.

O quantomeno «in fondo alla lista delle priorità», come ha risposto ieri il comandante della polizia locale di Como. Chi passa dalla convalle nelle ore di punta è così condannato alla coda. Peggio per lui. Anche se quasi tutti attraversano la città per l’asse del torrente Cosia non certo per la bellezza della strada, ma per necessità. I tempi dei semafori rimangono immutati a tutte le ore, sette giorni su sette. Ieri abbiamo descritto il caso di via Gramsci, all’intersezione con viale Roosevelt. Ma quello tra via Milano e viale Giulio Cesare è anche peggio.

Il verde di via Milano dura una manciata di secondi. Così le ultime auto non riescono ad attraversare completamente l’incrocio, bloccando così viale Giulio Cesare. Fino al 30 giugno è stato confermato il libero passaggio da via Milano alta. La strada viene quindi considerata un’alternativa a via Grandi, perché allora non intervenire anche sui tempi del semaforo? O fare monitorare a un agente di polizia locale l’incrocio nelle ore di punta? Che il correttivo sia presente nel nuovo piano del traffico di cui l’amministrazione parla da due anni? Non è dato a sapersi.

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