Confcommercio boccia tutte le stazioni comasche

Stroncatura sulla rivista ufficiale per Funicolare, Navigazione e ferrovie
Leggere su un giornale una stroncatura di un film o di una canzone in maniera tanto brutale, oggi è diventato quasi impossibile. La Confcommercio di Como, però, ha rinverdito i fasti della critica brutale sull’ultimo numero della rivista ufficiale “Il Faro”. E lo ha fatto senza nascondere la mano, ma pubblicando una sorta di pagellone tutto dedicato alle stazioni dei diversi sistemi di trasporto. Dalla Funicolare di Como passando per le strutture delle Ferrovie Nord sulla tratta per Milano,
passando per il polo di San Giovanni e le stazioni della Navigazione, non ce n’è una che si salvi.
La premessa che introduce i giudizi successivi – espressi dal dirigente dell’associazione Gianni Monetti – è la seguente: «La stazione è il primo importante indice del grado evolutivo del turismo di ogni luogo. Se è accogliente e offre i necessari servizi di informazione, di agevole accesso, di assenza di barriere architettoniche, di deposito bagagli, di ristoro e di assistenza ai viaggiatori, è una palese indicazione di accoglienza». Cosa che, evidentemente, Confcommercio non riscontra sul Lario. «Tant’è – si legge su “Il Faro” – che la stazione ferroviaria (San Giovanni, ndr) è stata degradata da internazionale che era e – nonostante le anche nostre reiterate proteste e richieste, battendo a ogni porta – manca tuttora delle elementari e indispensabili strutture».
Poi si passa alla stazione della Funicolare, definita dapprima «un gioiellino liberty» che «fino a non molto tempo fa era dignitosamente mantenuta. Ma oggi – prosegue l’editoriale – non è così. Forse per imitare la “sorella maggiore”, ne ha imitato i difetti di incuria e, anzichè ampliare e migliorare l’accoglienza turistica, offre un’immagine di sé poco lusinghiera». Ed ecco l’elenco delle lacune, dalla sparizione «degli utili cartoncini con gli orari delle corse, alla mancanza di «depliants e informazioni su mete e passeggiate», passando per «il grande orologio nell’atrio da molto tempo coperto con un cartone fissato con pezzi cadenti di nastro adesivo». Ciliegina sulla torta, secondo Confcommercio: «In una delle pur recentemente rinnovate carrozze, spesso, al momento della partenza, per chiudere le porte automatiche il personale è costretto a invitare, tramite altoparlante, a dare una spinta».
Chiusura finale: «Su come si presentano le numerose stazioni che costellano il tragitto delle Ferrovie Nord, tra Como e Milano, è meglio sorvolare per non doverle assimilare alle stazioni di una profana (non blasfema) Via Crucis, visto che non sono il massimo del decoro nell’arredo e nella manutenzione, né offrono ai turisti, e a chi li frequenta, altri conforti. Infine – e si passa alle strutture della Navigazione a Como città – è meglio neppure parlare dei battelli e delle relative stazioni, inesistenti o di fortuna a causa dei famigerati lavori del lungolago».
La domanda che chiude l’editoriale: «Se ridessimo dignità alle stazioni, non sarebbe un piccolo ma significativo segnale di voler ripartire, in tutti i sensi?».

Emanuele Caso

Nella foto:
Nel mirino
Una stazione delle Ferrovie Nord lungo la tratta che collega Como a Milano. Praticamente tutte le strutture disseminate su questo percorso sono nel mirino di Confcommercio e citate nell’articolo de “Il Faro”

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