Confindustria chiede che sia scongiurato un terzo lockdown

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Crisi economica causata dal coronavirus sul Lario, la Confindustria di Como lancia l’allarme.
«Anche nel mese di novembre 2020 gli effetti recessivi della crisi pandemica – ha detto ieri il presidente Aram Manoukian – si sono manifestati in misura marcata su gran parte dei settori economici del nostro territorio. In particolare, sono il tessile-abbigliamento, il turismo e i servizi a essi collegati a subire in modo drastico la caduta dei consumi dovuta al nuovo lockdown. In un contesto che resta complicato, non possiamo nascondere una forte preoccupazione anche per i prossimi mesi se, tutti insieme, non osserveremo in modo scrupoloso, in ogni dimensione della nostra vita, le prescrizioni che devono scongiurare una possibile terza ondata con conseguenti lockdown che avrebbero un effetto disastroso».
Il vaccino non basta, secondo Manoukian: «Occorre che nell’agenda del governo compaiano con date certe le riforme indispensabili per rilanciare questo Paese e renderlo davvero competitivo».
I dati diffusi ieri relativi a novembre vedono prevalere uno scenario negativo sul Lario. Domanda e fatturato mostrano contrazioni rispetto ai livelli registrati lo scorso ottobre, sia sul fronte nazionale, sia per quanto riguarda il versante dell’export.
Gli ordini sul mercato domestico sono considerati in rallentamento per oltre una realtà su due (52,2%), ad esempio. La domanda estera decelera per il 48,2% del campione di imprese prese in esame. Le aspettative per le prossime settimane restano incerte. Anche lo scenario occupazionale riflette la situazione: oltre una realtà comasca su due (53,3%) ha fatto ricorso agli ammortizzatori sociali (il 33,3% nel caso delle aziende metalmeccaniche, il 76,5% nel caso delle tessili e il 43,8% nel caso degli altri settori). Le situazioni di insolvenza e di ritardo dei pagamenti da parte dei clienti, rilevate per il 40,3% delle imprese, nonché il limitato orizzonte di visibilità sul portafoglio ordini, inferiore a un mese per quasi una realtà su due (47,2%), continuano a rappresentare elementi di criticità. Ad aggravare il tutto concorre una fase espansiva dei costi delle materie prime.
Ieri in Regione il Pd ha chiesto, con il consigliere comasco Angelo Orsenigo, l’istituzione previo un apposito studio di fattibilità di una Zes (zona economica speciale) di confine. «Una Zes comasca e i giusti incentivi rivolti alle aziende per insediarsi in queste zone sono la chiave perché il nostro territorio possa riprendersi da99vvero e rimanere competitivo», ha detto il consigliere regionale Orsenigo.

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