Confindustria, lo stop alla fusione Como-Lecco: il Lario perde l’occasione di diventare grande

Confindustria Como (via Raimondi 1)

Quali effetti può avere su tutta la politica di sviluppo del territorio la mancata aggregazione di Confindustria Como con Lecco-Sondrio (che andranno con Bergamo)? In un momento in cui piccolo non vuol più dire bello e per sopravvivere si fanno sempre più alleanze, chiudersi e stare attaccati al proprio campanile farà diventare Como e il suo territorio ancora più una “provinciale”, il “dormitorio” o al massimo il “giardino” di Milano? Abbiamo girato le domande a tre alti rappresentanti delle istituzioni: il sindaco del capoluogo, Mario Landriscina, il presidente della Provincia, Fiorenzo Bongiasca e il presidente del consiglio regionale, Alessandro Fermi.
«Spesso è molto faticoso trovare comunità di intenti tra le persone, ma oggi non si va da nessuna parte senza fare alleanze strategiche – commenta Landriscina – Lo stiamo vedendo per il governo del Paese. Il bene del territorio va messo sempre al primo posto. Non è mio compito entrare nelle dinamiche delle associazioni di categoria, ma stiamo parlando di realtà contigue e continue, sullo stesso lago, che devono avere comunque un coordinamento». Mai come nei momenti difficoltà insomma, l’appello all’unità, secondo il sindaco di Como, diventa basilare.
Landriscina confida che tutto non sia ancora deciso e perduto, per il futuro degli industriali del Lario.
«In ogni caso sono convinto che si troveranno alcuni aspetti e sistemi di collaborazione utili ad affrontare le difficoltà economiche gravissime del momento. Non credo che gli imprenditori di Como resteranno orfani di quelli di Lecco a lungo», conclude il sindaco.
Anche Fiorenzo Bongiasca, presidente della Provincia di Como, confida ancora in un territorio più unito.
«Non si deve mai avere paura di sognare – dice Bongiasca – da quando si è bambini all’ultimo giorno di vita. Certo, preoccupa un po’ che la divisione arrivi dal mondo dell’imprenditoria, degli industriali, che invece dovrebbero essere quelli sempre un po’ più avanti degli altri».
«È una decisione che non capisco – aggiunge – Forse per il turismo era più conveniente per Lecco promuoversi con Como e per l’industria con Bergamo? Spero che la scelta non sia dettata da egoismi e personalismi eccessivi. Purtroppo paghiamo oggi il prezzo della ricerca esasperata dell’individualità degli ultimi vent’anni».
Bongiasca continua però a credere nell’aggregazione anche extraprovinciale. Qualcosa che ha già dato risultati con l’Università dell’Insubria, ad esempio, con la Camera di Commercio, i sindacati e le associazioni artigiane, un po’ meno forse con la sanità delle Ats.
«A ogni tavolo si discute se è meglio che Como stia con Lecco, Varese o con Milano. In ogni caso da soli è sempre più difficile affrontare le difficoltà. Il vento va da una parte da tempo ed essere controcorrente non paga».
«È vero, io sono comasco, ma anche se fossi lecchese farei davvero fatica a capire fino in fondo questa aggregazione con Bergamo», commenta il presidente del consiglio regionale, Alessandro Fermi.
«Spero vivamente in una rivisitazione di questa scelta, che è solo negativa per tutti – aggiunge – Si tratta di una posizione che mi ha lasciato stupito, per due motivi. Il primo è che da tempo Como e Lecco avevano già intavolato un dialogo a livello molto avanzato verso l’aggregazione, il secondo è che si rischia di creare soltanto confusione, laddove anche a livello economico i due territori fanno squadra. Hanno già un’unica Camera di Commercio, tanto per fare un esempio». Sempre secondo Fermi, Lecco e Sondrio, con Bergamo finirebbero per perdere la loro identità.
«La realtà industriale bergamasca ha dimensioni difficili da paragonare alle nostre – dice – Anche per questo sarebbe stato più utile ragionale con Bergamo in un secondo tempo, ad aggregazione avvenuta. Como e Lecco rappresentano un partnership molto più naturale. Io auspico che Lecco riveda questa posizione, ora che i giochi non sono ancora stati fatti. Questo naturalmente per il bene dei due territori e per tutte le iniziative che la parte voltiana e quella manzoniana stanno pensando e mettendo in pratica insieme», conclude Fermi.

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