Controlli illegali della finanza. Smentita del governo ticinese

Risposta a un’interpellanza 

«La Polizia cantonale è attenta alle segnalazioni concernenti la presenza di guardie di finanza italiane in borghese in Ticino e non ha mai sottovalutato il problema della loro possibile presenza sul nostro territorio. Anche in tempi recenti, malgrado segnalazioni in tal senso, non si è potuto appurare concretamente la loro presenza sul territorio ticinese. Il problema è stato sollevato anche a livello federale. Le dovute misure di sorveglianza adottate non hanno tuttavia portato ad alcuna constatazione

oggettiva». Rispondendo a un’interrogazione del deputato ticinese leghista Massimiliano Robbiani, il governo di Bellinzona ha messo nuovamente nero su bianco quanto più volte affermato in passato: non è vero che i finanzieri italiani si appostino fuori dalle banche luganesi per spiare gli italiani che vanno oltreconfine a versare i propri soldi nei forzieri elvetici.
Il tema delle fiamme gialle “spione” è da tempo un cavallo di battaglia soprattutto della Lega dei Ticinesi. Il parlamentare nazionale Lorenzo Quadri ha più volte denunciato i presunti sconfinamenti degli uomini in grigio, ma anche il governo federale, nel novembre dello scorso anno, aveva dato una risposta negativa a un’interpellanza sull’argomento. «La situazione è costantemente monitorata – dice ancora il Consiglio di Stato ticinese – anche se di competenza dell’ufficio federale di polizia».

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