«Coronavirus, decisivi i prossimi 20 giorni». Il tessuto produttivo lariano studia come fronteggiare la crisi

Comunicazione Gores dopo analisi notte

Immaginare un “dopo Coronavirus” è impossibile, almeno per ora. Ma dall’emergenza sanitaria che sta stravolgendo la vita di tutti – da quella dei bambini lontani da scuole e asili, al mondo economico sempre più indebolito – si deve cercare di trarre qualcosa. Un insegnamento o spunti di riflessione. A interrogarsi su tutto ciò è Walter Pozzi, presidente del settore Pmi di Confindustria Como che però, prima di ogni considerazione, sottolinea un aspetto fondamentale.
«Noi ovviamente siamo concentrati sul nostro lavoro, sulle nostre aziende. Questo perché le imprese che abbiamo costruito sono e rappresentano il nostro passato e soprattutto il nostro futuro. Ma prima di ogni altra riflessione quello che conta maggiormente è l’aspetto sanitario. La salvaguardia della salute e dell’integrità fisica di ogni singolo individuo, che purtroppo questo virus sta mettendo a dura prova», esordisce Walter Pozzi che poi, per spiegare il tunnel nero in cui il mondo produttivo si è involontariamente infilato, compie un passo indietro. A quando nessuno sapeva cosa fosse il Coronavirus, ovvero solo pochi mesi fa. «Prima dello scoppio di questa emergenza il mondo della piccola e media impresa, che rappresento, stava battagliando per ripartire e incamminarsi nuovamente verso la crescita. Nessuno era preparato a quello che stava per arrivare – riflette il presidente – E all’improvviso ci siamo ritrovati catapultati in una realtà inimmaginabile». E proprio qui, prima di concentrarsi sui numeri, arriva il primo spunto di riflessione. «L’auspicio e l’invito che rivolgiamo ai nostri associati per il futuro, per quando il Coronavirus sarà solo un brutto ricordo, è quello di effettuare meglio le proprie valutazioni di rischio. Dovranno immaginare scenari impensabili, come ci ha purtroppo tristemente insegnato il Covid 19. Sarà sicuramente utile», invita Walter Pozzi, che subito dopo elenca alcuni dati purtroppo molto negativi. «Abbiamo voluto sottoporre, a livello confindustriale nazionale, un questionario a 5.500 imprenditori – l’85% rappresenta piccole e medie realtà produttive – per conoscere i danni subiti e capire le richieste più pressanti, oltre a quanto l’esecutivo sta già mettendo in cantiere, da avanzare al Governo». Ed ecco i primi riscontri numerici, elaborati dal Centro studi di Confindustria, che fanno riflettere «e sono riproponibili anche su scala regionale. Innanzitutto il 65% degli intervistati ha detto di aver registrato un forte impatto negativo sulla loro attività nel complesso. Il 30% del campione ha avuto effetti negativi sul fatturato e il 25% inizia ad avere ricadute pesanti sulla supply chain (le attività connesse alla logistica). E ancora, il 25% dei soggetti coinvolti ha lamentato danni dalla mancata partecipazione a eventi e fiere», spiega il presidente, che conclude con altri elementi fortemente negativi. «Sicuramente uno dei settori più colpiti è quello turistico, degli alloggi e della ristorazione, dove il 100% dei questionari esaminati ha evidenziato indicazioni chiare sulle gravi perdite subite. Con prenotazioni azzerate in pochi giorni – spiega Pozzi – E si tratta ancora di dati preventivi che andranno ulteriormente elaborati quando l’indagine sarà terminata». Il dovere pressante dell’associazione in questa fase «è quello di continuare a informare gli associati, monitore l’evolversi della situazione. E creare un documento, frutto dell’indagine condotta, da presentare quanto prima al Governo con le indicazioni del nostro mondo sugli interventi più pressanti da mettere in campo e con un’esortazione a riflettere meglio, in futuro, prima di effettuare tagli di risorse drastici, valutandone l’impatto. Ad esempio oggi viviamo in prima persona la carenza di medici e infermieri, conseguenza di tagli strutturali mal valutati», conclude Walter Pozzi.

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