Coronavirus in provincia di Como: in alcuni comuni il tasso di mortalità è salito del 300%

45 positivi in più

Percentuali che fanno venire i brividi, sino al 300% in più di decessi. Scorrendo le cifre dei 91 comuni comaschi analizzati dall’Istat lo scorso 4 maggio, si comprende davvero la durezza della pandemia di Covid-19. La comparazione tra il numero di decessi registrati tra il 20 febbraio e il 15 aprile 2020 e la media delle morti nello stesso periodo negli anni 2015-2019 lascia, in alcuni casi, senza fiato.
Moltrasio: 8 morti contro 2, +300%; Tremezzina: 23 morti contro 6, +283%; Casnate con Bernate, 17 morti contro 5, +240%; Lipomo, 21 morti contro 7, +200%. E si potrebbe continuare a lungo, senza dimenticare ovviamente che ciascuno di quei numeri era una persona, una storia, una vita. Non mancano le eccezioni, certo. Ci sono infatti anche 8 paesi – piccoli e grandi – nei quali la percentuale di decessi è persino diminuita: da Alzate Brianza a Villa Guardia, da Nesso a Vercana. Ma sono eccezioni, appunto.
La realtà, nel suo complesso, è diversa. Tragica.
«Da inizio marzo – scrive Samuele Astuti nel suo rapporto sulla mortalità in Lombardia – in tutta la regione le morti hanno iniziato a crescere in modo esponenziale, con picchi settimanali in alcuni casi spaventosi, come a Bergamo (+800%)». Nel solo campione Istat regionale, «il numero dei decessi è quasi il 140% in più rispetto agli anni precedenti; si è infatti passati da una media di circa 12mila morti tra il 2015 e il 2019 a quasi 29mila nel 2020».
In nessun’altra regione è successa la stessa cosa. L’Emilia Romagna e le Marche, tra i territori più colpiti, hanno avuto incrementi del tasso di mortalità del 58 e del 59%. Il Veneto, dove era stata creata una delle prime zone rosse del Paese, si è fermato al 24%. «È chiaro che qualcosa non ha funzionato – dice ancora Astuti – la capacità di contenimento del virus in Lombardia è stata minima, non siamo stati capaci di gestire la pandemia perché è stata sbagliata la strategia dei tamponi e soprattutto perché mancava la medicina territoriale».

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