Corruzione e favori nell’edilizia. La vicenda dell’arresto del sindaco di Valsolda

Un'auto della guardia di finanza

«Farò intervenire un attimo il Farina con il suo peso da sindaco». Il Farina è all’anagrafe Giuseppe Farina, classe 1950, detto “Peppi”, sindaco di Valsolda dal 2011.
A parlare è Silvio Lamberti, 61enne di Porlezza, il suo socio nello studio associato “Lamberti-Farina” (il terzo socio è completamente estraneo a quanto stiamo per scrivere). Entrambi ieri mattina sono stati arrestati dalla guardia di finanza di Erba, su esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere chiesta dal pubblico ministero Pasquale Addesso e concessa dal giudice delle indagini preliminari Maria Luisa Lo Gatto.
Sono ritenuti i due perni attorno a cui sarebbero ruotati episodi di corruzione (sei quelli contestati) nell’ambito delle attività edilizie del piccolo comune del Porlezzese. In pratica, stando alle contestazioni formalizzate dalle fiamme gialle, dove le leggi ponevano dei paletti e dei vincoli, il sindaco e il suo socio di studio intervenivano per levarli, nell’ambito di quello che il procuratore di Como, Nicola Piacente, ha definito un «palese conflitto di interessi tra il ruolo di titolare di uno studio professionale di progettazione e direzione dei lavori e la funzione di sindaco, quindi di pubblico ufficiale responsabile del rilascio delle concessioni edilizie». L’inchiesta della guardia di finanza è ben più ampia, e riguarda altre sette persone che sono state colpite dall’ordinanza di custodia cautelare ai “domiciliari”.
Tra di loro un tedesco 71enne che è stato arrestato mentre si trovava a Valsolda in vacanza. Sarebbero i soggetti che avevano chiesto favori (pagati spesso in contanti e in nero) al primo cittadino per sistemare pratiche altrimenti difficili da mettere a posto. Persone che – secondo l’accusa – ben sapevano che «il Farina con il suo peso da sindaco» poteva risolvere i problemi. I fatti contestati riguardano solo il 2018.
Ma, come ha ammesso il colonnello della guardia di finanza, Alberto Catalano, nel corso della conferenza stampa di ieri al palazzo di giustizia di Como, «le indagini sono ancora in corso» e altre attività sarebbero al vaglio.
«Il paese è piccolo, ma le azioni erano sistematiche», ha aggiunto Catalano.
Le indagini erano iniziate nel gennaio del 2017, dopo che i carabinieri forestali avevano rilevato anomalie nel territorio comunale di Valsolda che facevano capo a pratiche redatte dallo studio del sindaco. Le violazioni urbanistiche e paesaggistiche sono poi state alla base dell’inchiesta portata avanti dalla guardia di finanza.
Le contestazioni riguardano la costruzione di un terrazzino nel centro storico di Castello (frazione di Valsolda) dove si potevano al massimo effettuare interventi di recupero, la modifica di destinazione d’uso di un terreno non edificabile per realizzare un edificio residenziale di tre piani, il via libera ad un box auto, una sanatoria per dei lavori abusivi, l’acquisto di un terreno di un privato su cui si sapevano esistere rischi idrogeologici e da ultimo l’approvazione del Comune di Valsolda del progetto di trasformazione dell’ex Caserma di Dasio in nove unità abitative.
Curiosa anche l’analisi dei fatturati dello studio “Lamberti Farina” da quando il “Peppi” si era seduto sullo scranno di sindaco di Valsolda: i compensi dichiarati nel 2010 – prima della vittoria alle elezioni – erano di 75mila euro («eventuale nero escluso, ovviamente», è stato detto ieri in conferenza stampa), mentre negli anni successivi aumentarono progressivamente: 99mila nel 2011, 168mila nel 2012, 198mila nel 2013, per poi ridiscendere a 163mila e 131mila negli ultimi anni. Ben sopra, tuttavia, quel 75mila euro di partenza. Perché la Procura ritiene che si sapesse bene, del resto, che con il Farina e il suo «peso da sindaco» tutto era possibile.
Ora però – nelle prossime ore – gli indagati avranno modo di fornire al gip di Como che li interrogherà la loro versione di quanto accaduto in quel di Valsolda.

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