Cosa Fare da Grande Vocazione e Concretezza

Oggi la prima Giornata di orientamento
Che cosa vuoi fare da grande?». Una domanda che fecero anche a me, quando evidentemente mi si considerava ancora “piccolo”.
Una domanda che torna, nonostante i tempi siano cambiati, e che incrocia ancora oggi la questione della scelta della scuola superiore.
Dicono che i bambini sognano di fare i calciatori e le ragazze studiano da veline, ma è un luogo comune che non rende ragione della ricchezza di intenti che anima i nostri giovani.
Sta di fatto che i consigli che essi ricevono, magari già nell’ambiente familiare, sono spesso improntati a una sorta di pragmatismo utilitarista: «Impara un lavoro che ti garantisca un posto sicuro e un ottimo stipendio!». E allora ecco già pronta l’ultima indagine di mercato che ti informa se servono più camerieri o insegnanti.
Già, ma la ricerca fotografa la domanda attuale, che può cambiare anche solo tra cinque anni? E poi, è giusto che tu faccia il cameriere se senti in te la vocazione a insegnare?
Oppure, perché devi scegliere una scuola che ti dà come unico sbocco l’insegnamento, se sai già che hai poca voglia di studiare e che le tue doti didattiche sono al lumicino?
Subentra spesso anche l’orgoglio del genitore, che vorrebbe suo figlio seguire le proprie orme: «Farà il medico come me!». Ma è adatto a seguire quella strada, oppure sarebbe un ottimo elettricista e non andrebbe così a ingrossare i numeri della malasanità?
Serve indubbiamente un grande equilibrio nel momento di scegliere la scuola. Si dice: è una decisione che riguarda il futuro. Ed è vero, ma solo parzialmente.
È sacrosanto pensare che quei cinque, o dieci, o più anni di scuola servano a mettere in condizione di prendere il volo nella vita, acquisendo un’autonomia lavorativa.
È prudente valutare il mercato del lavoro con le sue concrete offerte, e tenerne conto per non trovarsi poi ad aver corso invano, nella direzione sbagliata.
Ma la scelta della scuola superiore è una decisione che riguarda anche il presente.
È questo ragazzo qui, nella sua condizione attuale, quello che deve andare a scuola adesso, per studiare e imparare qualcosa che gli serva poi nel futuro. Ogni ragazzo è un mondo a parte, in cui s’intersecano qualità e limiti, desideri e zavorre. Bisogna tenerne conto, altrimenti non vivrà bene il tempo della scuola, magari non arriverà sino in fondo, e, se ci arriverà, sarà a furia di spintoni, perché quello studio non lo interessa minimamente o non vi è per nulla portato.
Vi sono scuole più facili di altre, inutile nasconderselo, e altre che sono oggettivamente molto impegnative.
Non tutti, in questo mondo così magmatico, devono per forza essere laureati. E, per fortuna, la realizzazione personale della propria vocazione umana e professionale si raggiunge in tanti modi.
L’importante è scegliere quello giusto, che sappia modulare sapientemente presente e futuro, predisposizione personale ed esigenza economica. Del resto, la scuola è per la vita. Il lavoro è solo una parte, pur importante, della vita. A me pare questa la filosofia giusta per scegliere.

Agostino Clerici

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