Così arriverà “negozio selvaggio”

Le linee del Piano del commercio aprono a un’ondata di nuovi esercizi grandi e medi
Finora sono passate un po’ inosservate, ma le linee generali sul Piano del commercio per la città di Como, contenute nelle carte del nuovo Pgt, custodiscono una vera e propria rivoluzione
possibile per il commercio a Como. Sarebbe quasi il caso di dire che per la città – nel caso in cui quelle direttive generali trovassero riscontro pratico – si potrebbe profilare una sorta di liberalizzazione selvaggia per alcune tipologie di esercizi commerciali. Non piccoli, peraltro: in gran parte strutture di media distribuzione alimentare e non (fino a 2.500 metri quadrati) e per il resto grande distribuzione (da 2.500 in su). Vediamo, dunque, i principi cardine che potrebbero cambiare il volto commerciale del capoluogo.
CITTÀ MURATA
Per quanto riguarda il nucleo storico di Como, i documenti dicono chiaramente di ammettere «l’insediamento di nuove medie strutture di vendita». In particolare «per il settore alimentare, per cui l’offerta “moderna” è rappresentata dalla superficie alimentare della grande struttura mista Coin, pari a 485 metri quadrati, sarà possibile insediare un massimo di due nuove medie strutture, con una superficie massima di 600 metri quadrati, parte della quale potrà essere destinata alla vendita di generi non alimentari, come prodotti per la cura della persona, per l’igiene della casa, piccoli casalinghi, articoli per animali…). Per quanto riguarda il settore non alimentare, invece, il documento dice che «sono insediabili nuove strutture di vendita» che, però, non potranno in alcun caso superare la superficie di 800 metri quadrati. Soglia che, si specifica, dovrà essere rispettata anche in caso di ampliamento di medie strutture già in essere. Ultima nota: esclusi, in città murata, esercizi che vendano «mobilifici, concessionarie d’auto, rivendite di legnami, materiali edili e tipologie simili».
CONVALLE
Su quest’area, l’esordio nero su bianco è subito netto: «Si prevede l’insediamento di nuove medie strutture di vendita, per entrambi i settori merceologici». «In particolare – prosegue il documento – per il settore alimentare, tenuto conto della presenza, in questo nucleo, di 8 medie strutture e di una grande struttura appartenenti a questo settore, si ammette l’insediamento di non più di 2 medie strutture, con superfici di vendita massima pari a 600 metri quadrati». Per il non alimentare, invece, non è posto alcun limite specifico, riguardo alla convalle. Unica prescrizione: superficie massima di 600 metri quadrati, aumentabili fino a 1.200 nelle aree industriali dismesse. E non è finita, perché anche gli esercizi esistenti – tutti – potranno ampliarsi per un massimo del 30% della superficie di vendita (comunque entro il limite massimo di 2.500 metri quadrati).
PERIFERIA
Nel territorio extra convalle sarà sempre ammesso l’insediamento di medie strutture di vendita (alimentare e non alimentare). Unico limite opposto: i 1.500 metri quadrati di superficie, per evitare problemi ambientali o viabilistici in quartieri periferici spesso già congestionati. Anche in questo caso, è sempre ammesso l’ampliamento delle medie strutture esistenti per un massimo del 30% (ma comunque entro i 2.500 metri). In queste zone, peraltro, è possibile anche l’insediamento di grandi superfici (super e ipermercati), a patto che avvenga in grandi aree dismesse da recuperare.

Emanuele Caso

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