Crisi politica Russia-Ucraina. L’embargo spaventa il Lario

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Da ieri bloccate anche le importazioni di tessile e abbigliamento
Il blocco della Russia alle importazioni di prodotti tessili rischia di avere conseguenze devastanti per le aziende comasche. L’embargo deciso da Mosca è scattato ieri e sul Lario si sono già registrate le prime cancellazioni di ordini. Il danno potrebbe essere di decine di milioni di euro e gli imprenditori chiedono interventi immediati.
La preoccupazione per il comparto tessile si aggiunge a quella delle aziende agroalimentari.
Il 7 agosto scorso, infatti, Vladimir Putin aveva già

fermato le importazioni di carne, pesce, formaggi, frutta e ortaggi da tutta l’Unione Europea. Da ieri, l’embargo è stato esteso al settore tessile anche se, per il momento, lo stop riguarda i soli acquisti effettuati dal governo federale di Mosca.
Le esportazioni in Russia sono da tempo una voce importante per il tessile comasco. Secondo i dati 2013 della Camera di Commercio, il giro d’affari è stato di circa 20 milioni di euro per le imprese lariane. A questa somma si aggiunge l’indotto, una voce più difficile da calcolare ma sicuramente altrettanto significativa.
Inevitabile la preoccupazione sintetizzata da Claudio Taiana, presidente del gruppo tessile di Unindustria Como. «Le aziende comasche rischiano di pagare un conto salatissimo sia in termini di esportazioni dirette sia indirette, considerando l’indotto – dice – Ciò perché i grandi marchi e brand del lusso acquistano i nostri tessuti per poi confezionare i prodotti finiti e venderli nei vari mercati mondiali, Russia compresa».
Difficile fare un calcolo preciso del giro d’affari a rischio, ma le somme in gioco sono sicuramente importanti. «Noi, a volte, non sappiamo dove vengono piazzati i prodotti realizzati con i nostri tessuti – dice Taiana – Quando si parla di lusso e di prodotti di nicchia, però, la Russia è spesso un buon acquirente. Inevitabilmente, dunque, la preoccupazione c’è e rischiamo di perdere una fetta di mercato davvero importante».
Soltanto restando ai dati ufficiali, secondo una analisi della Camera di Commercio, nel 2013 il distretto tessile di Como ha venduto alla Russia prodotti per 20,2 milioni di euro. Nel dettaglio, le esportazioni sono state di 13,1 milioni nel settore tessile e di 7,1 sul fronte dell’abbigliamento, in particolare cravatte, foulard, sciarpe e accessori.
Sommando ai dati ufficiali il giro d’affari legato all’indotto, è evidente come per il tessile e l’abbigliamento comasco il rischio sia di una perdita di decine di milioni di euro.
Le prime conseguenze dell’embargo si sono già fatte sentire e tra gli imprenditori del comparto c’è chi ha già registrato le prime cancellazioni di ordini. «Un cliente canadese – dice ancora Taiana – mi ha appena annullato un ordine perché con il nostro tessuto avrebbe dovuto confezionare un prodotto da vendere in Russia. Per il momento non può farlo. La preoccupazione è tanta e i rischi sono concreti».
Un problema che le aziende agroalimentari stanno già affrontando da alcune settimane, da quando cioè Putin ha deciso una prima serie di prodotti per i quali ha bloccato le importazioni.
«Le conseguenze sono serie per tutti i settori dell’agroalimentare, carne, formaggi, frutta e verdura in particolare – conferma Fortunato Trezzi, presidente della Coldiretti di Como e di Lecco – Si tratta di prodotti esportati massicciamente in Russia e abbiamo grossi problemi. Il rischio è di perdere quote di mercato importanti. Ci sono numerosi Paesi extra Ue pronti a sostituirci e prendersi le quote di mercato oggi in mano alle aziende italiane – aggiunge ancora Trezzi – Se l’embargo dovesse andare avanti a lungo, il rischio sarebbe di perdere del tutto quel mercato. Il timore, poi, visto il clima, è che la Russia prenda ancora provvedimenti ulteriormente restrittivi».
Oggi, l’allarme per l’embargo deciso da Mosca sarà anche all’ordine del giorno di una riunione degli operatori del settore.
«La situazione è dettata da una volontà politica e purtroppo non possiamo che prenderne atto – conclude Fortunato Trezzi – Per noi, però, le conseguenze sono gravi. I prodotti di eccellenza sono accolti molto favorevolmente in Russia, c’è un mercato forte e in crescita, un’utenza che cerca prodotti di nicchia ed è disposta a spendere per acquistarli. L’auspicio è che si sblocchi la situazione. Il ministero dell’Agricoltura si è attivato per studiare possibili interventi, ma si tratta comunque di misure tampone. L’unica soluzione sarebbe la cancellazione dell’embargo».

Anna Campaniello

Nella foto:
Il 7 agosto Vladimir Putin aveva fermato le importazioni di carne, pesce, formaggi, frutta e ortaggi. Da ieri l’embargo è stato esteso al tessile

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