Cultura soffocata dal Comune. Dibattito acceso a Palazzo Cernezzi

altLa polemica della Regione
Grande mostra, biglietti ancora sotto quota 10mila. Lunedì i dati ufficiali
(l.m.) Cultura a Como senza un briciolo di sprint? La politica locale si divide sul tema.
Ha fatto e farà discutere l’intervista sul “Corriere di Como” dell’assessore alle Cultura della Regione Cristina Cappellini, leghista, che ieri ha accusato senza mezzi termini il Comune di non dialogare con le associazioni, di non formulare al Pirellone proposte per l’imminente Expo 2015 e in generale di una politica poco decisionista e priva di eventi.
Compresa la grande mostra “Ritratti

di città” a Villa Olmo, partita eccezionalmente a fine giugno invece che nel tradizionale periodo primaverile.
Lunedì si avrà l’ufficialità sui dati di affluenza, ma i risultati fin qui totalizzati parlano, finora, di meno di 10mila ingressi. Con punte massime di 200 visitatori al giorno.
E anche sul fronte del turismo l’assessore Cappellini non si è risparmiata nelle critiche. Tra i principali indiziati, nell’ambito della giunta di Mario Lucini, l’assessore alla Cultura, Turismo e Sport Luigi Cavadini.
Non ci sta a polemizzare con il Pirellone Andrea Luppi, capogruppo del Partito Democratico in consiglio comunale.
«Il mio pensiero – dice – è che nella piena legittimità della dialettica politica, le parole di Cristina Cappellini, più che essere valutazioni spassionate, siano un giudizio di parte, appunto di tipo squisitamente politico, che provengono da una leghista, e cioè da una parte avversa alla attuale maggioranza di Palazzo Cernezzi. Certo, le critiche sono sempre costruttive, ma nell’intervista ho prevalentemente letto una nota polemica».
Fuori la politica dalla cultura, quindi?
Si discuteva molto sul tema anche nelle precedenti giunte di centrodestra.
«Non condivido l’analisi dell’assessore Cappellini se non nella constatazione delle difficoltà che si incontrano, da amministratori locali, ogniqualvolta ci si deve rimboccare le maniche e lavorare – aggiunge il capogruppo del Partito Democratico a Palazzo Cernezzi – A mio avviso stiamo procedendo con l’impegno che avevamo promesso nel nostro programma elettorale. Per le valutazioni, attendiamo di farle a medio e lungo termine».
La Cappellini ha rimarcato che Como la sera è una città spenta.
«Con tutte le difficoltà oggettivamente ereditate dalla precedente giunta, vedi in primis il lungolago devastato dal cantiere delle paratie, non mi sento di condividere neanche questo giudizio – conclude Luppi – I dati positivi del turismo cittadino di primavera lo smentiscono. E idem fanno le tante serate che abbiamo organizzato per l’estate in città. A mia memoria, una bella stagione così ricca di eventi non c’è mai stata. Non sarà la città ideale, d’accordo. Ma ci si difende. E confidiamo che i problemi che sono sul tappeto arrivino prima o poi a soluzione. Inutile commiserarsi troppo».
Di ben altro tenore il clima sui banchi dell’opposizione.
«Non ho sentimenti di rivalsa – dice l’ex assessore alla Cultura delle giunte Bruni, Sergio Gaddi – Con questa non politica culturale ci perde la città intera. Io ormai le mie mostre le faccio a livello internazionale con il gruppo Arthemisia. Approvo l’analisi dell’assessore regionale Cappellini. Ma vado oltre: il Comune doveva mantenere il progetto delle grandi mostre di Villa Olmo da me avviato, e invece l’ha distrutto. Siamo di fronte a un fatto emblematico, un killeraggio culturale senza precedenti. Con tutto il rispetto per l’imminente scultura voltiana dell’archistar Daniel Libeskind, per l’Expo niente avrebbe dato più lustro a Como di una mostra con uno dei grandi nomi come quelli che avevo portato io a Villa Olmo. Un Leonardo, magari, come avevo proposto a Cavadini appena insediato. Adesso mi auguro una sollevazione di dignità della cultura di Como, e che la terza mostra del trittico di eventi annunciato dall’assessore alla Cultura non abbia luogo. Sarebbe l’ennesimo bagno di sangue al botteghino».
E che sarà un autunno caldo su tale fronte lo conferma, sempre dall’opposizione, Alessandro Rapinese: «Ci sarà una seconda mozione di sfiducia contro l’operato di Cavadini, è nella natura delle cose – annuncia – I giudizi della Cappellini valgono anche per altri settori, dallo sport al commercio. È una amministrazione piatta. Impalpabile. Troppo burocratica. Anonima».
Meno apocalittico il discorso che fa per la lista “Per Como”, dall’opposizione, Mario Molteni: «Le parole della Cappellini siano uno stimolo. Dobbiamo lavorare tutti assieme per portare a Como il maggior numero possibile di visitatori di Expo: è un’occasione unica. Dobbiamo dare la massima visibilità al Lario in quella occasione, e non perderci come vedo che fa spesso la maggioranza dietro alla burocrazia. Ho anche proposto di seppellire le polemiche con Gaddi, che in passato ho criticato per la gestione disinvolta di certe mostre sotto il profilo economico, e di farlo collaborare con l’amministrazione attuale per una grande mostra. Ad esempio, recuperando la proposta leonardesca. Era a costo zero, perché non farla? Ma preferiamo spararci addosso, sacrificando la cultura sull’altare della polemica politica. Così facendo, non ci si dimostra amministratori che pensano al bene di Como».

Nella foto:
Sopra, l’assessore Cristina Cappellini. A destra, la biglietteria di Villa Olmo

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