Così il ciclone Renzi si abbatte sul Pd comasco

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Cambia la geografia interna del partito. E nasce l’astro Braga

Nel Pd lariano è il momento della calma prima della tempesta. La travolgente affermazione di Matteo Renzi alle primarie per la segreteria nazionale del partito, d’altronde, è certamente destinata a far sentire i propri effetti a lungo e in profondità. Ma in attesa di vedere come, quando e quanto l’albero democratico verrà scosso dal sindaco di Firenze, sul Lago di Como sembrano già intravvedersi le creste bianche delle prime onde. Segno che, sotto una superficie per ora soltanto increspata

dagli echi della vittoria renziana, in realtà starebbe per scatenarsi qualche corrente travolgente.
Prendiamo il caso dell’uomo ritenuto finora il volto (e il potente vero, per molti versi) dei democratici lariani, il consigliere regionale Luca Gaffuri. La sua stella continua a brillare, ma è un fatto che da lunedì sera un astro ancora più luminoso ne abbia offuscato l’irraggiamento. Quell’astro è ovviamente la deputata Chiara Braga, passata nel breve volgere di qualche ora da laboriosa parlamentare di prospettiva a nome di peso nella ristrettissima cerchia dei prescelti di Renzi per la “sua” segreteria nazionale. Uno scatto prepotente, che ha immediatamente oscurato tutta la linea “gaffuriana”. Cioè quella composta da chi è vicino a Renzi soprattutto per interposta persona (legame con Enrico Letta). Si parla anche del sindaco di Cernobbio, Paolo Furgoni, del capogruppo in Comune a Como, Stefano Legnani e, per estensione, del (pur non tesserato) sindaco del capoluogo, Mario Lucini. La quota margheritino-democristiana, in sintesi.
Per contro, con Chiara Braga, nel firmamento renziano, un nutrito gruppo di giovani si sta affacciando (timidamente, ma con convinzione) alla futura tolda di comando del Pd comasco.
Qualche nome?
Il fondatore dei Circoli per Renzi alle primarie 2012, nonché esponente dell’assemblea provinciale del partito, Marcello Molteni, per esempio. E forse ancora di più il sindaco di Albese con Cassano, Alberto Gaffuri. L’uomo che, si narra nei corridoi democratici, avrebbe con sé decine di amministratori locali (in gran parte senza tessera, come il loro “nume”) pronti però a entrare in massa nel partito per modificarne forse per sempre gli equilibri futuri.
Non solo giovani, comunque, potrebbero trarre grande “beneficio” dal tandem Renzi-Braga. L’ex segretario provinciale della Cisl, Fausto Tagliabue, in ottimi rapporti con la parlamentare lariana, potrebbe d’incanto vedersi lanciato verso la prossima segreteria cittadina a Como. Così come, sempre nel capoluogo, è difficile negare l’accresciuto peso politico legato al trionfo del sindaco di Firenze dell’unico renziano della prima ora in giunta, l’assessore Lorenzo Spallino.
Nella galassia democratica, poi, c’è quello che oggi sembrerebbe un “cuscinetto” politico tra le due aree meglio identificate e appena citate per sommi capi. È quella che ha come capofila la segretaria provinciale del partito, Savina Marelli, schierata con Gianni Cuperlo alle primarie, dunque sonoramente sconfitta, ma in realtà giudicata quasi unanimemente come elemento di mediazione tra le fazioni in campo. Un discorso che vale meno per nomi storici della sinistra Pd, quali Rosangela Arrighi, Rosalba Benzoni e Aniello Rinaldi, appena eletti nell’assemblea nazionale (sempre in quota Cuperlo) ma ora difficilmente in grado di indirizzare davvero la linea politica in provincia di Como.
In ultimo, due discorsi a parte. Uno per il deputato (di storia comunista) Mauro Guerra. Schierato con Renzi ma difficilmente catalogabile come renziano, per il suo futuro saranno determinanti gli equilibri romani più che i giochi lariani. Infine resta Guido Rovi, consigliere comunale a Como e unico nome di peso vicino a Pippo Civati. Nel Pd se ne parla bene. In molti se ne contenderanno la simpatia.

Emanuele Caso

Nella foto:
La travolgente affermazione di Matteo Renzi nella corsa per la segreteria nazionale del Pd farà sentire i suoi effetti anche a Como

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