Così la patria di Volta ispira l’hi-fi

Renato Giussani

Nel luglio 2014, dopo una breve malattia, morì a Roma Renato Giussani, 66enne comasco, ingegnere audio di fama mondiale, giornalista (storici i suoi articoli ad esempio su “Stereoplay”) e progettista di diffusori. Romano di adozione, l’ingegnere ha percorso l’intera epopea italiana dell’hi fi. Infatti è stato, fin dagli anni ’70, uno dei “guru” dell’elettroacustica. Doug Sax, il mitico discografico dell’etichetta Sheffield Lab, che ha tra l’altro curato il remastering di molti album dei mitici Pink Floyd, era entusiasta del suono dei suoi altoparlanti. Dopo anni di articoli e progetti, in tempi recenti Renato Giussani era tornato a produrre in proprio diffusori in piccola tiratura con una ditta tutta sua che è tuttora presente sul mercato.
La summa del suo pensiero di progettista audio che aveva la vocazione a far suonare al meglio gli altoparlanti in qualsiasi ambiente domestico è incarnata in un diffusore, il sistema di altoparlanti NPS-1000 Insignis a sviluppo verticale.
L’obiettivo specifico di questo diffusore è di ricreare finalmente una scena acustica dalle dimensioni di ampiezza, altezza e profondità dell’evento reale, offrendo al contempo una resa timbrica e dinamica ai più alti livelli. Il sistema è frutto di una ricerca durata anni. Ogni cassa pesa 120 chili.
Articoli e interventi sul mondo audio firmati dal progettista sono ancora presenti e scaricabili in rete.
Giussani è la punta di diamante della presenza nell’olimpo dell’audio internazionale di Como, patria di Alessandro Volta.
Senza il fisico inventore della pila, l’elettroacustica non avrebbe senso. Un tempo venivano prodotti anche amplificatori intitolati allo scienziato.
Altri prodotti che portano la cifra del Lario sono il giradischi della italiana Gold Note “Bellagio” e la linea di amplificatori neozelandesi “Plinius” (il cui nome richiama l’enciclopedista lariano Plinio il Vecchio), e orecchia il Lario e l’area insubrica il nome di un subwoofer, il “Grotto”, che richiama le tipiche cantine di Lario e Ticino. L’apparecchio è prodotto dalla americana Martin Logan (celebre per i suoi diffusori elettrostatici) è destinato alla riproduzione delle note più gravi dello spettro acustico.
il vinile
Il Bellagio fu presentato quasi vent’anni fa nel 2002 al Consumer Electronic Show di Las Vegas ed è un mito per chi ama i vecchi “padelloni” a 33 giri in vinile (sì, proprio quelli minacciati da polvere e graffi), protagonisti da anni di un forte revival in controtendenza nell’era del cd e della musica che si scarica da Internet anche ad alta risoluzione. Il “Bellagio” è però per pochi. Nelle sue varie configurazioni veleggia dalle poche migliaia di euro alla versione top che costa di listino 65mila euro della versione con plinto antirisonante multistrato.
l’icona
Una storia a parte è quella del marchio Usa “Comoaudio” che fin dal nome dichiara l’amore per il Lario. Nata nell’aprile 2016 a Boston, Massachusetts, da un’idea di Tom DeVesto, fondatore del brand Tivoli Audio con un altro guru dell’audio Usa come Henry Kloss. Como Audio vuole integrare tecnologia moderna e design con prodotti di uso quotidiano e smart. Ecco che dopo aver celebrato nel nome del precedente brand l’antica città di Tivoli, l’amore per il Lario gli ha ispirato “Como Audio” anche per ricordare le sue origini italiane. Qui siamo per così dire agli antipodi rispetto all’audio da nababbi di cui si diceva prima.
L’obiettivo di Tom DeVesto nel fondare Como Audio (che con Tivoli condivide sul mercato la presenza di un’estetica basate sul legno e le sue coloriture anche se sono presenti finiture laccate che oggi vanno per la maggiore negli ambienti domestici) è facilitare l’accesso a tutti i contenuti musicali attraverso un dispositivo in grado di riprodurre un vero suono ad alta fedeltà con un design compatto. con apparecchi che tutti possono utilizzare anche senza doti ingegneristiche spiccate.
Tutti i nomi dei modelli sono italiani e questo è un altro omaggio al Belpaese, patria del belcanto e di tanta buona musica senza tempo.

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