Covid hotel, la provincia di Como dice “no”. Nessuna struttura risponde all’appello di Ats

La città di Como vista dall'alto

Covid hotel, la provincia di Como non risponde. Nessun albergatore infatti, almeno fino a ieri, ha dato seguito alle sollecitazioni avanzate da Ats Insubria che, nelle settimane scorse, aveva emesso una manifestazione di interesse per recuperare spazi adeguati dove ospitare quei cittadini in “degenza di sorveglianza”. Ovvero persone per le quali non si poteva garantire l’isolamento in famiglia o per quanti non più ammalati non sono però ancora negativizzati per rientrare al proprio domicilio e infine per gli ospiti di residenze socio sanitarie da isolare rispetto alla propria comunità. E se a Varese in 8 hanno invece risposto, mettendo a disposizione le strutture tra la città capoluogo e le altre aree del territorio, sul Lago di Como nessuno ha espresso interesse. Si tratta ovviamente di una libera scelta e di una valutazione sull’opportunità di convertirsi temporaneamente in strutture di questa natura che per ora, come detto, non ha visto gli addetti comaschi propensi a valutare una simile eventualità. «Ovviamente il nostro intento è quello di poter contare su un adeguato numero di strutture su entrambi i territori di competenza di Ats – dice Ettore Presutto, direttore sociosanitario Ats Insubria – Ciò ovviamente non significa che gli hotel aperti nelle zone più a ridosso del confine con il Lario non debbano ospitare anche comaschi. Si tratterà solo di valutazioni sanitarie e di ragionamenti sul numero di spazi a disposizione».
Un tema quello dei Covid hotel che è stato al centro anche della riunione urgente di giovedì tra Governo, Regioni, Comuni (Anci), Province (Upi), il commissario Domenico Arcuri, e il capo della Protezione civile Angelo Borrelli. E proprio durante questo vertice il ministro per le Autonomie Francesco Boccia ha dato incarico al commissario Arcuri di «attivarsi immediatamente, d’accordo con le regioni e i comuni, per mettere a disposizione il più alto numero possibile di Covid hotel che serviranno a ridurre la pressione sui reparti ospedalieri e a curare i contagiati senza sintomi gravi che hanno difficoltà a restare in isolamento domiciliare». Chiaro l’obiettivo esposto: avere un Covid hotel in ogni provincia italiana. Non però nel Comasco, almeno per ora. «Le richieste saranno vagliate e poi si procederà, nel minor tempo possibile con l’attivazione delle strutture che in molti casi, colpa della pandemia, sono senza clienti. La decisione è dunque quella di chiudere oppure, attraverso delle apposite convezioni da siglare con Regione Lombardia, ricevere delle somme per ogni paziente ospitato», aggiunge sempre Presutto, che ha infine spiegato come al personale dell’hotel spetterebbero ovviamente i compiti di fornire i servizi tipici degli alberghi, dai pasti alla pulizia delle stanze e in aggiunta la misurazione della temperatura, e all’Ats la sorveglianza sanitaria.
Varese dunque è pronta a scattare nei prossimi giorni. Già a partire dall’inizio della prossima settimana infatti potrebbero iniziare ad arrivare i primi ospiti nelle strutture, mentre Como rimane ferma.

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